«Va’ dove ti portano i piedi»: Andrea Vismara racconta i suoi cammini a Materia
Un viaggio attraverso cinque cammini italiani raccontati dallo scrittore Andrea Vismara, tra storia, emozioni e lentezza del passo
Una serata intensa e partecipata, tra riflessioni, aneddoti, racconti di viaggio e inviti al camminare. È quella che si è tenuta a Materia, dove Andrea Vismara ha presentato il suo ultimo libro Va’ dove ti portano i piedi, edito da Ediciclo. Un’opera che è molto più di un diario di viaggio: è un racconto esistenziale, un percorso tra natura, memoria, emozioni e riscoperta di sé.
Cinque cammini, cinque sensi
Vismara, romano di origine, oggi vive a Venezia e lavora nei musei veneziani. È autore di diversi volumi dedicati ai cammini, esperienza che ha iniziato anni fa con la Via Francigena, percorsa per intero dal Monginevro a Roma. Da allora non si è più fermato, mettendo uno zaino in spalla e partendo ogni volta che ne sente il bisogno: «Spesso sono le emozioni stesse a farci partire – ha raccontato – e il cammino diventa uno spazio di introspezione e ascolto».
Il libro raccoglie cinque cammini molto diversi tra loro – la Via degli Abati, la Via di San Francesco, la Via del Volto Santo, la Via Flavia e il Cammino del Salento – ciascuno dei quali viene accostato a un senso. Una scelta narrativa che ha preso forma durante la lavorazione con la redazione di Ediciclo: «Abbiamo voluto creare un filo conduttore – spiega – che restituisse la ricchezza sensoriale e umana del camminare».
Così il gusto si ritrova nel Salento, con la sua accoglienza e le sue tradizioni gastronomiche; l’udito sulla Via di Francesco, dove il silenzio del bosco e il fruscio del vento parlano più di tante parole; il tatto nella Via del Volto Santo, quando si segue con un dito il labirinto scolpito sul Duomo di Lucca; l’olfatto nella Via degli Abati, tra fieno, terra e profumi appenninici; e infine la vista, protagonista della Via Flavia, con i suoi paesaggi a strapiombo sul Golfo di Trieste.

Il cammino come spazio interiore
«Camminare è tornare all’essenza» – ha detto ancora Vismara, spiegando come l’esperienza del passo lento permetta di riscoprire la sensibilità e il rapporto con la natura, con il tempo e con gli altri. Dalla pioggia battente a Otranto al profumo dell’erba bagnata, dal mosaico della Cattedrale salentina all’incontro con i maremmani alle porte di Roma, ogni episodio raccontato dall’autore è carico di significato e memoria.
Molti dei presenti, camminatori esperti o semplici curiosi, hanno trovato nei suoi racconti risonanze personali. Anche il pubblico ha partecipato con domande e interventi, in un clima di condivisione autentica. «Tanti pensano che i cammini lunghi siano un’impresa – ha aggiunto Vismara – ma basta iniziare. Anche cinque giorni possono cambiare lo sguardo».
Territori, accoglienza e identità
Nel dialogo con il direttore di VareseNews Marco Giovannelli, a sua volta appassionato di cammini, si è toccato anche il tema dell’accoglienza e del valore sociale dei cammini. «In molti borghi quasi abbandonati – ha detto Vismara – il passaggio dei viandanti diventa occasione di rinascita. Microeconomie, relazioni, ospitalità: il cammino può far vivere di nuovo i territori».
Un messaggio importante, che riguarda da vicino anche il Varesotto e la Lombardia, attraversati dalla Via Francisca del Lucomagno e da altri percorsi in espansione.
Il gusto del cammino
Spazio anche alle ricette “a chilometro zero” – ma solo dopo qualche chilometro di cammino – tratte dai suoi “Ricettari del pellegrino”, che raccolgono piatti semplici e tradizionali dei territori attraversati. Perché, come ha raccontato sorridendo l’autore, «i chili che perdi sono i chili che prendi».
Una serata che ha saputo mescolare leggerezza e profondità, invogliando a partire o anche solo a fermarsi un momento per ascoltare meglio il proprio passo. E forse, lasciarsi portare.
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