Dalle dita al cuore: il varesino Max e la community globale del Subbuteo
Nato dal canale YouTube "Il Subbuteo di Max", il club "Subbuteo Soloplay Italia" unisce 29 appassionati tra l'Italia e l'estero. Un raduno annuale per trasformare le sfide virtuali in amicizie reali sul panno verde
C’è un mondo che resiste al digitale, fatto di miniature dipinte a mano, basi basculanti e l’inconfondibile profumo del panno verde. È il mondo del Subbuteo, che a Varese ha trovato un nuovo cuore pulsante grazie a Max, fondatore del club “Subbuteo Soloplay Italia” e ideatore del canale YouTube “Il Subbuteo di Max”.
Quella di Max non è solo la storia di un collezionista, ma quella di una comunità nata online e capace di superare i confini geografici. Il club oggi conta 29 iscritti residenti in tutta Italia, con “ambasciatori” d’eccezione persino in Spagna e in Inghilterra, la patria storica del gioco.
Una community oltre lo schermo
Tutto è partito dai video: racconti, tutorial e partite condivise che hanno intercettato la passione di una generazione, principalmente over 40, che non ha mai smesso di sognare con quel calcio “in punta di dita”.
“Non siamo solo nostalgici — racconta Max — abbiamo costruito una comunità autentica. In un’epoca dominata dal digitale, il Subbuteo è diventato per noi uno strumento di socialità e memoria”. Il club organizza attività a distanza tutto l’anno, ma il vero momento magico è il raduno annuale: l’occasione in cui le amicizie nate nei commenti di YouTube si trasformano in strette di mano e sfide all’ultimo colpo attorno al tavolo.
Come è nata la passione per il Subbuteo di Max
«Gioco a Subbuteo da quando avevo 12 anni. Come per tanti, è stata una passione fortissima fin da subito: pomeriggi interi a giocare, a inventare campionati, a immaginare stadi pieni. Poi, verso i 16 anni, le amicizie, le prime uscite e le normali esperienze dell’adolescenza mi hanno gradualmente allontanato dal Subbuteo. La passione però era solo “in pausa”. Nel 2006 rientro nel giro, entrando nel circuito Old Subbuteo con il club Old Subbuteo Longobardo. Per anni ho girato tutta Italia per tornei: sono stati anni bellissimi, fatti non solo di partite, ma di serate indimenticabili, nuove amicizie, risate e tanto divertimento. Il torneo era importante, certo, ma l’atmosfera che si creava intorno era qualcosa di speciale», racconta Massimo.
«A un certo punto però le esigenze personali cambiano, lascio il club e smetto di giocare con continuità. Ancora una volta sembrava finita… e invece è lì che nasce l’idea. Ho aperto il canale YouTube “Il Subbuteo di Max” con un’intuizione semplice: usare i social per ritrovare persone che, come me, avevano dovuto smettere di giocare per motivi di tempo, famiglia o lavoro. Non immaginavo quello che sarebbe successo dopo. Mi hanno contattato appassionati da tutta Italia, ma anche da Spagna, Olanda, Grecia e Inghilterra. È stato qualcosa di incredibile. Da lì nasce il club Subbuteo Soloplay Italia. Il nome “Soloplay” deriva dal fatto che molti di noi giocano in solitaria, organizzando campionati e tornei personali; “Italia” perché, pur essendo sparsi ovunque, ci sentiamo un’unica grande realtà. Abbiamo iniziato con campionati e tornei a distanza, condividendo risultati, foto e classifiche. Poi è arrivato il primo raduno dal vivo: un’emozione fortissima. L’obiettivo è sempre lo stesso: ricreare quell’atmosfera magica del passato, fatta di passione genuina, amicizia e condivisione», prosegue Massimo.
«Un’altra curiosità riguarda la mia collezione: oggi conta quasi 500 squadre, oltre a porte, palline e accessori di ogni tipo. Conservo anche tutti i file con i risultati dei miei campionati in solitaria degli ultimi 40 anni. È come avere un archivio storico personale, una memoria viva di una passione che non si è mai spenta davvero. Nei tornei Soloplay abbiamo anche una tradizione particolare: le coppe sono “itineranti”. Nessuno si tiene il trofeo in modo definitivo. Per esempio, io sono di Varese: se vinco, tengo la coppa per un anno; l’anno successivo la spedisco al nuovo vincitore, che potrebbe essere di Roma o di qualsiasi altra città. Il trofeo passa di mano in mano, diventando un simbolo concreto di unione tra persone lontane ma legate dalla stessa passione. In fondo, più che un club, è una comunità. Un modo per sentirsi di nuovo parte di qualcosa, anche giocando da soli su un tavolo in casa propria», conclude Massimo.
Il fascino dell’analogico
Il “Soloplay”, come suggerisce il nome, nasce dalla pratica di giocare da soli per studio tattico o passione, ma il progetto di Max ha ribaltato il concetto: giocare da soli è diventato il pretesto per non essere più soli.
Tra una miniatura della Premier League e una della Serie A degli anni ’80, il club “Subbuteo Soloplay Italia” dimostra che un gioco analogico può ancora essere il collante sociale più potente, capace di unire persone distanti migliaia di chilometri sotto un’unica bandiera: quella della passione sportiva e dello spirito di aggregazione.
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