Giorno del Ricordo 2026, la memoria che parla ai giovani
In Sala Montanari la celebrazione promossa dall’Anvgd (Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) tra istituzioni, testimonianze e riflessioni sul presente
«Per interpretare il presente e vivere il presente da cittadini bisogna conoscere il passato, ma per conoscerlo davvero occorre sentirlo e comunicarlo». Con queste parole il Pier Maria Morresi, dal Comitato provinciale dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), ha aperto la celebrazione del Giorno del Ricordo 2026, ospitata nella Sala Montanari di Varese.
Morresi ha richiamato innanzitutto il valore simbolico del luogo, invitando a ricordare non solo il nome della sala, ma anche l’affresco di Montanari sul fondo e la targa all’ingresso, dedicati alla Prima guerra mondiale dove vengono riportati gli stemmi delle terre giuliano dalmate.
Un richiamo che ha permesso di collegare la storia del Novecento alle terre italiane acquisite dopo il primo conflitto mondiale, al prezzo di oltre 600mila morti, come riportato nel Bollettino della Vittoria: l’Istria, la Dalmazia, Pola, Gorizia, oggi città di confine e di dialogo, con l’esperienza condivisa di Gorizia e Nova Gorica come Capitale europea della cultura. Un esempio, ha sottolineato Morresi, di lavoro comune che rende ancora più necessario, nel 2026, ricordare il passaggio tragico vissuto da tanti italiani di quelle terre.
La mattinata, presentata dallo stesso Morresi, ha visto gli interventi del sindaco di Varese Davide Galimberti, del prefetto Salvatore Rosario Pasquariello, del vicepresidente della Provincia Giacomo Iametti, del dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale Giuseppe Carcano, del prevosto monsignor Gabriele Gioia, del sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia Raffaele Cattaneo e del prorettore vicario dell’Università dell’Insubria Umberto Piarulli.
In sala erano presenti anche la segretaria della Cgil di Varese Stefania Filetti, il consigliere regionale Samuele Astuti, i rappresentanti delle forze dell’ordine e gli studenti del Liceo classico Cairoli.
Nel suo saluto il sindaco Galimberti ha sottolineato come il ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata sia oggi drammaticamente attuale, in un contesto internazionale segnato da guerre e violenze che colpiscono soprattutto le popolazioni civili. «Ricordare – ha affermato – non è un rito, ma una responsabilità civile e morale», per riconoscere dove conducono odio, nazionalismi esasperati e logiche di vendetta, e per ribadire il valore della pace come scelta politica possibile, richiamando anche il significato della tregua olimpica.
Un concetto, quello della memoria, che il prefetto Pasquariello ha sottolineato con forza: «Onorare la memoria dei sacrifici del passato significa custodire e rafforzare i valori di libertà e di democrazia che fondano la nostra Repubblica. Tutte le istituzioni sono unite nel dare rilievo a questa giornata, perché il Giorno del Ricordo è patrimonio condiviso della coscienza civile del Paese».
Giacomo Iametti ha posto l’accento sulla responsabilità delle istituzioni nel restituire dignità a una sofferenza a lungo rimossa, ricordando il ritorno di Trieste all’Italia nel 1954 come momento simbolico di ricomposizione nazionale. Umberto Piarulli ha ribadito il ruolo dell’università nel custodire la memoria attraverso studio e ricerca, come antidoto a oblio e strumentalizzazioni, mentre monsignor Gioia ha invitato a un ricordo capace di generare empatia e attenzione verso le ferite, anche quelle ancora aperte nel mondo di oggi.
Particolarmente rivolto ai giovani l’intervento di Giuseppe Carcano, che ha richiamato il peso delle decisioni politiche sulle vite delle persone, evocando l’immagine degli esuli ridotti a numeri e invitando gli studenti a non dimenticare mai l’umanità che sta dietro ogni scelta. Raffaele Cattaneo ha parlato di “doppia tragedia”: quella delle foibe e dell’esodo e quella dell’accoglienza mancata in Italia, sottolineando il pericolo di ogni ideologia che nega la dignità dell’altro.
La giornata si è completata con gli interventi tematici: “Comunicare il ricordo con la parola” di Mario Fornasir, la relazione “Anche le pietre parlano” del professor Restelli e l’approfondimento del professor Facchetti sulla sostituzione fisica, culturale e linguistica.
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