Roberto Maroni, il passo lento di un’amicizia
Un ricordo personale e intimo di Roberto Maroni: incontri quotidiani, cammini condivisi, parole scambiate lontano dai ruoli pubblici. Il ritratto di un uomo curioso, affettuoso, capace di ascoltare
Di Roberto Maroni ho tante immagini. Dalle nostre parti incontrarlo era comune. Lo trovavi a fare la spesa, in qualche bar, in giro per la sua Varese. Poi gli amanti della musica per un buon periodo potevano ascoltarlo alle tastiere del suo Distretto 51.
Uno dei miei ultimi ricordi è a Ponte Tresa dove avrei presentato la guida della Via Francisca del Lucomagno in piazza. Arrivò in scooter e me lo ritrovai nel parcheggio. Era venuto ad ascoltarmi perché si era innamorato del cammino. Dieci anni fa accesi in lui quella scintilla quando nel settembre del 2015 accettò di percorrere la tappa della Via Francigena da Vercelli a Palestro. All’epoca era da poco diventato Presidente della Regione Lombardia e la scelta di dedicare un intero sabato a quell’esperienza suonava strana. Di sicuro alla sua scorta e alla Prefettura e Questura della cittadina piemontese che doveva predisporre la sicurezza.
Fu una giornata memorabile. Mi parlò per due ore dei suoi figli. Era orgoglioso di loro e aveva parole di affetto e cura per ognuno di loro. Alcuni di quelli che sapevano di quel nostro camminare insieme volevano che gli facessi domande politiche, ma per noi fu un piacere raccontarci le nostre vite e non solo la dimensione pubblica. Lui restò incantato dalla possibilità di conoscere la sua amata regione percorrendola lentamente. Non si fermò più e come tanti scelse di impegnarsi per il turismo lento. Scelse il cammino portoghese di Santiago e camminammo sullo stesso percorso a distanza di pochi giorni. Era un piacere scambiarci messaggi, opinioni, emozioni. Abbiamo le foto degli stessi paesaggi sull’oceano.
Poi la malattia. Anche in quei momenti difficili vivemmo in parallelo un’esperienza di fragilità, fatica, impegno. L’ultima telefonata finimmo a parlare per oltre un’ora di quanto fosse fondamentale ritrovare la dimensione familiare. Dedicare il tempo alle cose che piacciono e alle persone. Scherzammo a lungo sul fatto che si riscopriva anche il piacere del fare le parole crociate.
Maroni è stato un politico che ha gestito tanto potere. Il primo ministro dell’Interno non democristiano in un’epoca che avrebbe trasformato l’Italia profondamente. Chissà quando sarà possibile conoscere anche i misteri che quel ruolo consentiva di sfiorare e con cui anche lui fece i conti.
Oggi però quel ricordo privato di sua moglie Emilia ha riacceso i miei e sono davvero tanti. Ho poi la fortuna di frequentare il suo primogenito Filippo, così tanto simile e diverso al tempo stesso. E non so cosa darei per sentire il parere di Bobo sulle scelte del figlio e chiedergli poi cosa siano per lui le contraddizioni.
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