Cammini e territori: così la lentezza diventa sviluppo
Dalla crescita economica alla riscoperta culturale, passando per il benessere delle persone: l’esperienza di Ferruccio Maruca a “Materia del Giorno”
I cammini come leva di sviluppo per i territori. Non solo turismo lento, ma un vero e proprio strumento capace di generare economia, rafforzare le comunità e restituire valore ai luoghi. È questo il tema al centro della puntata di “Materia del Giorno” di VareseNews, che ha ospitato Ferruccio Maruca, presidente dell’associazione “In cammino – lungo la Via Francisca del Lucomagno”.
A partire da un’esperienza concreta, quella della Via Francisca – che nel 2026 celebra i suoi primi dieci anni – emerge con chiarezza come un cammino possa incidere in modo profondo sul territorio che attraversa. Nato nel 2015, il progetto ha portato in breve tempo alla definizione di un itinerario da Ponte Tresa a Pavia, inserito in un tracciato più ampio che collega il centro Europa alla pianura padana.
«Un cammino è prima di tutto un’opportunità per vivere il territorio in modo diverso» ha spiegato Maruca. La lentezza diventa così uno strumento di conoscenza: camminare consente di cogliere dettagli, relazioni e patrimoni che spesso sfuggono a chi attraversa gli stessi luoghi in modo più rapido.
Uno degli effetti più evidenti riguarda la valorizzazione diffusa. I cammini attraversano piccoli centri, aree meno conosciute, contesti naturali e storici che, grazie al passaggio dei pellegrini, tornano a essere vissuti. Si attivano servizi, si rafforza il tessuto economico locale e si creano nuove opportunità anche per le imprese.
Ma il beneficio non è solo economico. «Molte persone non conoscono ciò che hanno a pochi chilometri da casa – ha osservato Maruca -. Il cammino aiuta a riscoprire questa ricchezza, creando una nuova consapevolezza del territorio». Un processo che coinvolge sia chi arriva da fuori, sia le comunità locali, spesso le prime a sorprendersi della bellezza che le circonda.
Fondamentale, in questo percorso, è il coinvolgimento dal basso. L’esperienza raccontata evidenzia come la collaborazione tra enti pubblici, volontari, associazioni e imprenditori sia decisiva per la riuscita di un progetto di questo tipo. «Non è qualcosa di calato dall’alto – ha sottolineato – ma costruito insieme. Questo crea coesione e senso di appartenenza».
Accanto alla dimensione territoriale, emerge anche quella personale. Negli ultimi anni i cammini hanno conosciuto una crescita significativa, spinta da motivazioni sempre più legate al benessere individuale. «Oggi molte persone partono per mettersi alla prova o per ritrovare se stesse – ha spiegato Maruca -. Il cammino diventa una forma di cura».
Il contatto con la natura, la possibilità di rallentare e l’esperienza dell’incontro rappresentano elementi centrali. Camminare significa entrare in relazione con i luoghi e con le persone, comprendere le dinamiche dei territori e vivere un’esperienza autentica, lontana dalle logiche del turismo veloce.
Non mancano, tuttavia, gli aspetti su cui lavorare. Tra questi, la necessità di rafforzare la cultura dell’accoglienza. «Dovremmo essere più aperti verso chi attraversa i nostri territori – ha evidenziato -. L’incontro è una risorsa e può generare valore reciproco».
Per celebrare il decennale, dal 27 marzo al 2 aprile è in programma un cammino collettivo aperto anche a partecipazioni giornaliere. Un’occasione per sperimentare direttamente il significato di un’esperienza che, passo dopo passo, dimostra come la lentezza possa diventare una forma concreta di sviluppo.
In partenza un cammino organizzato lungo la Via Francisca del Lucomagno: come partecipare
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