Davanti allo stadio di Varese nasce Piazzale Pietro Anastasi
La decisione unanime della giunta comunale. Oltre ad essere leggenda del calcio, Anastasi scelse Varese come città in cui vivere e crescere i propri figli. È qui che è morto il 17 gennaio 2020, ed è qui che è sepolto
La giunta comunale di Varese ha approvato all’unanimità la denominazione “Piazzale Pietro Anastasi” per la porzione di Piazzale Alcide De Gasperi antistante l’ingresso dello stadio comunale di Masnago.
Pietro Anastasi è nato a Catania il 7 aprile 1948, nel quartiere Fortino. Arriva a Varese per una di quelle storie che sembrano inventate: il direttore sportivo del Varese Alfredo Casati, in trasferta al Cibali per seguire Catania-Varese, perde l’aereo di ritorno cedendo il posto a una donna incinta. Il giorno dopo, su suggerimento del barista dell’albergo, va a vedere una partita di dilettanti — Massimiana-Paternò — e torna a casa con Anastasi.
L’attaccante siciliano arriva in città in tempo per la stagione d’oro del calcio varesino: promozione in Serie A e, l’anno successivo, settimo posto in classifica con lo stadio di Masnago imbattuto per tutta la stagione. Il 4 febbraio 1968 il Varese batte 5-0 la Juventus di Agnelli: tre delle cinque reti le segna Anastasi, e la Juventus non perde tempo e lo acquista immediatamente.
Da quel momento la sua storia si intreccia con quella della squadra torinese, prima di passare all’Inter e chiudere la carriera all’Ascoli. Nel frattempo, in Nazionale il 10 giugno 1968 allo Stadio Olimpico di Roma, nella finale degli Europei tra Italia e Jugoslavia, è lui a segnare il gol decisivo per il titolo — aveva vent’anni e due stagioni di Serie A alle spalle, entrambe con il Varese.è

Nonostante la carriera l’avesse portato lontano, Anastasi scelse Varese come città in cui vivere e crescere i propri figli. È qui che è morto il 17 gennaio 2020, ed è qui che è sepolto. Un legame che la giunta ha voluto riconoscere ufficialmente, ricordando come Anastasi abbia «Portato il nome della città di Varese ai vertici del campionato italiano».
L’intitolazione richiede ancora l’autorizzazione della Prefettura, dopodiché si procederà alla posa delle targhe.
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