Gigi Fresco, il Ferguson d’Italia, lascia la panchina della Virtus Verona dopo 44 anni
Il tecnico più longevo del calcio italiano lascia al vice Chiecchi la guida della prima squadra. Nel suo passato, oltre a tante sfide con la Pro Patria, anche il legame con il Varese di Marotta e Sogliano
Quarantaquattro anni fa, quando Luigi Fresco sedeva per la prima volta su una panchina rossoblu di Verona, il mondo del calcio (e non solo quello del calcio) era un universo differente: banalmente, esistevano ancora due Germanie, il muro di Berlino e l’Unione Sovietica. Oggi quella parabola, unica per longevità e coerenza nello sport italiano, giunge a una variazione sostanziale. Gigi Fresco non è più l’allenatore della Virtus Verona, club di Serie C che ha guidato ininterrottamente per più di quattro decadi. Una scelta maturata in un momento complesso per la squadra veneta, attualmente impegnata, insieme alla Pro Patria (rimontata dagli scaligeri settimana scorsa), nella lotta per non retrocedere in Serie D. (foto ufficiale Virtus Verona)
Il club di Borgo Venezia ha spiegato la decisione attraverso una nota ufficiale, sottolineando come il factotum (a partire dalla carica di presidente) tecnico rimarrà comunque all’interno dell’organigramma societario. «Gigi, che continuerà a seguire la squadra come vice allenatore e manager, ha ritenuto opportuno fare un passo indietro per stimolare nuova energia e motivazione nel gruppo», si legge nel comunicato della società. Al suo posto subentra Tommaso Chiecchi, classe 1979, che fino a questo momento aveva ricoperto il ruolo di vice. Un passaggio di consegne generazionale: quando Fresco iniziava la sua avventura a Verona nel 1982, a soli 21 anni, il suo successore aveva appena tre anni. Francesco Bolzoni, mister dei tigrotti di Busto Arsizio, sarebbe nato soltanto 7 anni dopo.
La storia di Fresco è legata anche al territorio bosino. Era il 1981 quando, nella sua prima esperienza da presidente, il giovane dirigente si presentò allo stadio Franco Ossola di Masnago. In quel Varese allenato da Eugenio Fascetti, quello del celebre “casino organizzato”, muovevano i primi passi dirigenti destinati a fare la storia del calcio nazionale come Riccardo Sogliano, allora direttore sportivo, e un giovanissimo Beppe Marotta, all’epoca responsabile del settore giovanile biancorosso.
L’aneddoto di quella trasferta varesina riguarda un’operazione di mercato d’altri tempi. Fresco si recò a Varese per vendere un calciatore, Posenato, ceduto per 3 milioni di lire. L’affare si rivelò un successo economico non indifferente, dato che il giocatore venne ripreso l’anno successivo e riceduto per 23 milioni a un’altra squadra, dove militava come dirigente Alberto Malesani. Quell’incontro a Masnago resta una delle tappe fondamentali di una carriera che ha superato per durata persino quella di Sir Alex Ferguson al Manchester United, fermatosi a quota 27 stagioni.
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