La minoranza di Caronno Varesino contro il sindaco: “Governare non è resistere ad ogni costo”
Una sala consiliare gremita ha assistito lunedì sera allo scontro frontale tra la sindaca Maria Rosa Broggini e l'opposizione, tra dimissioni eccellenti, il cantiere "congelato" di Villa Menni e la polemica sulla nomina degli assessori esterni
La colonna sonora di questo consiglio comunale potrebbe essere il brano di Gigliola Cinquetti “Qui comando io”: e questa casa mia, diceva la canzone, ogni dì voglio sapere chi viene e chi va.
E di gente che se ne va nella giunta di Caronno Varesino ce n’è parecchia e anche con ruoli importanti, come il vicesindaco Maurizio Parisi che proprio oggi ha rassegnato le dimissioni dopo gli screzi delle scorse settimane con la sindaca Maria Rosa Broggini. Il clima pesante che si respirava questa sera, lunedì 9 marzo 2026, nella sede comunale di piazza Mazzini è frutto di giorni di tensioni. E porte sbattute.
La sala consiliare era gremita di cittadini, un segnale inequivocabile di un paese che osserva con preoccupazione l’evolversi della situazione politica, mentre altri seguivano il dibattito attraverso la diretta streaming. La sindaca Maria Rosa Broggini ha gestito l’aula con determinazione granitica, respingendo al mittente ogni critica.
L’apertura dei lavori è stata segnata dalla surroga del consigliere dimissionario Zecchin, con l’ingresso del Andrea Maestri, che nelle ultime amministrative ha preso 7 voti. Un avvicendamento che il consigliere di minoranza Samuele Celona ha immediatamente inquadrato in una cornice di crisi profonda, ricordando che in soli tre mesi l’amministrazione ha perso tre figure di riferimento, tra cui appunto l’ex vicesindaco Parisi , a cui Broggini aveva tolto in precedenza tutte le deleghe.
Per Celona non si può parlare di un semplice passaggio di testimone: “Governare – ha detto il consigliere di Caronno Cambia – non significa resistere per arrivare a fine mandato, ma avere una visione chiara che oggi sembra mancare a una squadra impegnata più a tamponare falle interne che a guidare la comunità. Servono competenza, coesione e direzione chiara. Quello che invece emerge è una maggioranza sempre impegnata a difendere gli equilibri interni. Una maggioranza che appare in affanno e quando un’amministrazione in affanno il paese logicamente rallenta. Non è possibile tenere in ostaggio una comunità per orgoglio. Noi crediamo che sia arrivato il momento di una riflessione seria. Passare il testimone non sarebbe assolutamente un fallimento al contrario, sarebbe un atto di responsabilità e di consapevolezza verso il paese”. nessuna replica da parte della sindaca.
Il tema dei Servizi Sociali ha scaldato ulteriormente il dibattito quando Celona ha chiesto chiarimenti sulla scelta di affidarsi a un assessore esterno, il dottor De Grandi, piuttosto che valorizzare le competenze interne alla maggioranza. La risposta di De Grandi ha cercato di spaziare dal rafforzamento dell’assistenza domiciliare alla digitalizzazione dei servizi, citando l’introduzione del segretariato sociale e i futuri Stati Generali del terzo settore. Tuttavia, la replica della minoranza è stata tagliente, evidenziando come molte delle iniziative elencate siano in realtà già esistenti o prive di una reale visione innovativa.
Ancora più preoccupante è emerso il quadro relativo a Villa Menni, oggetto di un’interrogazione volta a conoscere lo stato dei lavori e il rischio di perdere i finanziamenti regionali. L’assessore Gumiero ha dovuto ammettere che la ditta appaltatrice ha richiesto la risoluzione del contrattuale e che il cantiere è attualmente fermo in attesa delle procedure di rilascio. Con il termine dei lavori originariamente fissato per il 30 aprile 2026, il Comune ha dovuto chiedere una proroga alla Regione Lombardia fino alla fine dell’anno, sperando di non dover restituire i fondi per un’opera che resta una ferita aperta nel cuore del paese.
Rispedita al mittente anche l’altra interpellanza presentata dai consiglieri Nicoletta Basso, Samuele Celona e Matteo Canciani. L’oggetto del contendere è il nuovo regolamento sulle procedure di concorso e, nello specifico, i compensi destinati a chi viene chiamato a giudicare i candidati per i posti di lavoro in Comune. La minoranza ha sollevato un problema di opportunità politica ed economica, pur riconoscendo la piena legittimità normativa dell’atto.
Secondo quanto esposto dall’avvocato Nicoletta Basso, l’amministrazione ha deciso di recepire integralmente i parametri di un decreto nazionale che fissa gettoni di presenza piuttosto consistenti. Si parla di un compenso base di 2000 euro per i concorsi relativi a dirigenti, 1800 euro per la categoria B e 500 euro per le procedure di avviamento dalle liste di collocamento.
La critica dell’opposizione non mette in dubbio la legge, ma la sua applicazione a una realtà demografica e finanziaria ridotta come quella di Caronno Varesino. Basso ha sottolineato che il Comune gode di autonomia e potrebbe scegliere di commisurare questi “premi” alla reale capacità di spesa dell’ente, cercando un equilibrio maggiore tra la necessità di reclutare personale e la sana gestione delle risorse collettive. In aula è stato chiesto se sia stata fatta una valutazione dell’impatto totale sulle casse comunali e se non fosse stato il caso di condividere una scelta così impattante con il resto del Consiglio.
La replica è arrivata dall’assessore Salvatore Dominici, che ha difeso con decisione la linea della Giunta Broggini. Dominici ha chiarito che non si tratta di cifre capaci di mandare in crisi il bilancio, oscillando mediamente tra i 500 e i 2000 euro a componente, e che il turnover dei dipendenti comunali è talmente basso da rendere queste spese occasionali e poco frequenti. La tesi della maggioranza è chiara: per garantire procedure trasparenti, efficienti e soprattutto professionali, è necessario affidarsi a commissari di alto profilo che vanno remunerati in modo adeguato alle responsabilità che si assumono.
La discussione si è chiusa con un nulla di fatto sul fronte della revisione regolamentare. L’amministrazione ha confermato la validità della delibera, ribadendo che investire nel merito e nella competenza di chi deve selezionare i futuri dipendenti pubblici è una priorità che giustifica l’applicazione dei parametri ministeriali. Una posizione che lascia però l’opposizione con un interrogativo aperto su come verranno invece incentivati i dipendenti già in servizio, in un clima di confronto che resta teso e distante.
L’ultima interpellanza riguardava la mancata comunicazione tempestiva della nomina di un assessore esterno. Nicoletta Basso, Samuele Celona e Matteo Canciani hanno denunciato un silenzio durato tre mesi, un vuoto di informazione verso il Consiglio e la cittadinanza.
La risposta della sindaca Broggini non si è fatta attendere ed è stata tagliente: la comunicazione va data nella prima seduta utile, ha dichiarato, e questa è la prima seduta utile. Alla domanda se sarà sempre così in futuro, la risposta è stata un secco «certamente». Una replica che ha spinto l’avvocato Basso a una amara riflessione finale: se la regola è che chi vince comanda in solitaria, la minoranza cosa ci sta a fare?
La seduta si è chiusa con l’ufficializzazione dell’ingresso del nuovo assessore Luca De Grandi, mentre Gianfranco Gumiero assume la carica di vicesindaco e Pierluigi Didonè quella di nuovo capogruppo.
Resta l’immagine di un’amministrazione arroccata, mentre i cittadini fuori dal palazzo attendono di capire verso quale direzione stia andando Caronno Varesino.
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