“Promesse che dureranno come un lavarello al sole”: gli Stati Generali di Luino affondano su Pellicini
Il gruppo guidato da Furio Artoni ironizza sulle promesse e sulla possibile candidatura: “Sulla rinuncia allo stipendio è il gioco delle tre carte”. E sulla coalizione: “Un minestrone riscaldato”
Si accende il confronto politico a Luino attorno alla candidatura di Andrea Pellicini a sindaco, ufficializzata questa mattina dal centrodestra ma subito accompagnata da una frenata dello stesso Pellicini, che ha rinviato ogni dichiarazione ufficiale a dopo il referendum. A intervenire sono gli Stati Generali del Centrodestra per Luino, che in un comunicato dai toni ironici ma critici mettono nel mirino proprio la gestione dell’annuncio.
Di seguito il testo integrale del comunicato firmato da Furio Artoni – candidato sindaco per gli Stati Generali del Centrodestra – e Pietro Agostinelli.
“C’è una vecchia massima della politica italiana che recita più o meno così: se vuoi sapere cosa pensa davvero un candidato, ascolta i suoi alleati. Loro, almeno, non hanno remore.
A Luino, nell’attesa messianica di una candidatura che si annuncia ma non si conferma, il copione si ripete con una coerenza che sfiora l’arte. Il segretario cittadino della Lega, ha comunicato al mondo – con la sicurezza di chi ha già firmato il contratto – che Andrea Pellicini correrà per la poltrona di sindaco. Peccato che il diretto interessato, onorevole della Repubblica, abbia risposto con la grazia di chi viene svegliato troppo presto: «Aspettate il 23 marzo.» Siamo al terzo atto di una commedia degli equivoci.
Parliamoci chiaro: annunciare la candidatura di qualcuno senza che questi la confermi non è entusiasmo politico, è uno spoiler non richiesto. A questo punto ci chiediamo dopo il segretario della Lega e quello di Fratelli di Italia: chi annuncerà per terzo? Il segretario di Forza Italia? Il portiere del palazzo comunale? Il barista di piazza Libertà? Pellicini, frena e rimanda. E fa bene. O almeno, fa quello che dovrebbe fare un candidato che vuole dare l’impressione di decidere da solo.
Ma è sul capitolo economico che la vicenda assume toni davvero saporiti. Cataldo annuncia, con tono da benefattore, che Pellicini rinuncerà all’indennità da sindaco – circa 250 mila euro in cinque anni – poiché la carica è compatibile con quella di deputato, ma non cumulabile economicamente. Nobile gesto. Ammirevole persino. Se confermato dall’interessato. Che, al momento, non ha confermato nulla.
Ora, noi degli Stati Generali del Centrodestra non siamo persone maligne, ma permetteteci una domanda tecnica, quasi notarile: se il futuro sindaco non prende lo stipendio da sindaco, chi prenderà quello da presidente del consiglio comunale? O meglio, il Presidente del Consiglio comunale che dovrebbe assumere una carica gratuita: Lo resterà ? oppure sarà pagato con lo stipendio cui dovrebbe rinunciare Pellicini? E quindi siamo al gioco delle tre carte, rinuncia il Sindaco e paghiamo il Presiedente del Consiglio che sino ad oggi non percepisce stipendio. E i futuri assessori lavoreranno pro bono anche loro, per pura dedizione alla causa luinese? Perché uno spot elettorale basato sulla gratuità regge fino a quando non si conta la spesa totale del carrozzone. Dopodiché, diventa semplicemente un’altra promessa bella come il nostro lago, ma duratura come la freschezza di un lavarello abbandonato sulla spiaggia sotto il sole estivo e poi puzza, il pesce ovviamente.
Nella ridda di annunci, dichiarazioni e frenate, manca un elemento che in una normale campagna elettorale si considera secondario solo al candidato: il programma. Circolano voci – ufficiose, naturalmente, come tutto in questa vicenda – che il programma della coalizione potrebbe ricalcare quello elaborato da Furio Artoni e dagli Stati Generali del Centrodestra. Il che, permetteteci di osservarlo con la modestia che ci distingue, sarebbe un atto di sano realismo. Su quasi tutto. Con qualche comprensibile riserva sulla questione frontalieri, dove la linea del governo nazionale e quella di chi amministra i confini non sempre coincidono. Ma se il programma è nostro e il candidato è loro, a questo punto ci chiediamo: stiamo assistendo a una coalizione o a un remake?
Infine, la questione della squadra. Tra i nomi che circolano compaiono figure che con il centrodestra – quello vero, quello che ha radici, storia e coerenza – hanno avuto rapporti episodici, tangenziali o del tutto assenti se non addirittura in aperto contrasto, e ci riferiamo a vicende passate dove la maggioranza è andata a pezzi con queste persone. Non nominiamo nessuno, sia chiaro: la discrezione è una virtù che coltiviamo con cura. Ma quando in una coalizione di centrodestra compaiono profili che farebbero alzare un sopracciglio persino a un elettore distratto, il rischio è quello del classico minestrone riscaldato: dentro c’è di tutto, anche pezzi che non sai bene da dove vengano. Un minestrone può essere buono. Ma va servito caldo, con ingredienti freschi e una ricetta chiara. Non come avanzi di frigorifero riorganizzati alla buona e presentati come haute cuisine elettorale. E soprattutto senza una condivisione comune di programma. Il candidato Sindaco deve essere il primo a prendere posizione, altrimenti si può pensare che le decisioni vengano prese da altri e solo subite.
Noi continueremo a fare la nostra parte: con le idee, con il programma e con la schiena dritta. Agli altri, auguriamo di trovare presto un candidato che voglia davvero candidarsi. Magari prima del prossimo annuncio”.
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