Via Verbano come Montecitorio: quando la politica passava da Gemonio

Dopo il malore del 2004, e per diversi anni, la residenza di Umberto Bossi si era trasformata in un "luogo" della politica nazionale. Da Berlusconi in giù, in molti hanno imboccato il "budello" in discesa o trovato ricovero al Sesi Bar

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La strada è sempre quella, immutabile. Un budello denominato via Verbano con una curva a gomito verso destra, in discesa, davanti al cortile degli Stecca: una maledizione per qualsiasi automobilista. È lì che si infilò in qualche modo un’ambulanza durante una nevicata nel marzo 2004 per prelevare il Bossi, colpito dal malore che ne ha segnato il fisico, la carriera ma non lo spirito. Per fortuna che a guidare l’autolettiga era il Claudio, cresciuto a poche decine di metri da lì e avvezzo a certe stradine di una volta.

È lì che, da quando il Senatùr tornò a casa in convalescenza, sfilavano ministri e sottosegretari, militanti e curiosi in una sorta di processione laica che per anni (prima intensa, poi via via sempre più rada) ha caratterizzato il centro di Gemonio. Il paese prima ha storto il naso – soprattutto verso qualche inviato/a petulante che provava a estorcere parole che nessuno aveva interesse a dire – e poi si è abituato a vedere auto blu e van delle televisioni, fotografi e furgoncini dai vetri neri con all’interno gli uomini delle scorte.

Una situazione curiosa: per un certo tempo le decisioni prese nei palazzi romani venivano ratificate in via Verbano, dopo l’approvazione di Bossi, o almeno il confronto con il capo della Lega Nord. Altro che Montecitorio. Per questo ecco arrivare più volte anche Silvio Berlusconi, sorridente in completo e cappello blu, oppure Giulio Tremonti in pantaloni beige e maglione, per non parlare dei maggiorenti del Carroccio come Calderoli, Castelli (che tornò qui nel 2024 con i militanti della “vecchia Lega”) , ovviamente Maroni. Ma anche Vittorio Sgarbi accompagnato da bionda d’ordinanza e codazzo di giovani in camicia azzurra. Sgarbi che – già che c’era – infilò il naso al Museo Bodini e al castello Jemoli dove era in corso una mostra di pittura, per non perdere l’abitudine all’arte.

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Cronisti e curiosi in via Verbano durante un vertice con Tremonti

Il gotha politico della nazione – almeno quando al governo c’era il centrodestra – si infilava nel cancelletto e da lì nell’ingresso della villa gialla, una casa dalla lunga tradizione politica (ne parlammo QUI) in paese. E poi, già che c’era, lo stesso gotha faceva tappa al bar di piazza della Vittoria, il Sesi, condotto dal Walter e dalla Marilena. Lo stesso dove – prima del malore – Bossi si fermava a tarda sera a giocare a calcio-balilla con gli uomini della scorta, magari di rientro da Roma o da qualche altra missione.

Tavolini in metallo, televisione con le partite, terrazzo con vista: il Sesi è stato il contraltare di via Verbano e ha dato ricovero ai tanti cronisti che si alternavano davanti a casa Bossi. Specie quando il freddo o il caldo erano eccessivi. Il veterano Andrea Biglia o il giovane Alessandro Trocino per il Corriere, Lella Confalonieri per il TG5, Gabriele Moroni per il Giorno, Carlo Imbimbo per Sky, Alessandro Franzi per l’Ansa, Roberto Rotondo e Claudio Del Frate per VareseNews e il mitico cameraman Sergio Benvenuto sono solo alcuni dei nomi che si sono alternati tra bar e via Verbano per cogliere ogni piccola novità.

Tra di loro mi ci ritrovai spesso anche io, “inviato a piedi” di VareseNews (ben contento di seguire qualche lezione di giornalismo) perché tra casa mia e Villa Bossi la distanza è di 370 passi, contati nella sera del commiato, quando nel budello di via Verbano siamo rimasti in tre: io e due Carabinieri mandati per scrupolo a dare un’occhiata al nulla.

Con la morte di Umberto Bossi si chiude definitivamente un’epoca anche per Gemonio dove, curiosamente, la Lega ha sempre faticato a conquistare il Comune e ha rimediato più sconfitte elettorali che vittorie. Un’epoca che, a un certo punto, proiettava il paese – famoso anche per Cochi e Renato, o per il calciatore Contini – in cima alla scaletta dei telegiornali. Come quella volta che il TG aprì con un collegamento da New York, la capitale del mondo, seguito da quello da Bruxelles, capitale d’Europa e – appunto – da Gemonio per l’ennesima visita tra ministri. Roba de matt.

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Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it

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Pubblicato il 20 Marzo 2026
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