Addio a Loris Ribolzi, artista della materia
Le sue opere tra arte e design cercavano il dialogo con la natura. L'uso del legno, il ferro, la pietra e la terra era la sua cifra stilistica
Il mondo dell’arte perde uno dei suoi artisti più autentici e profondi. È scomparso nella notte Loris Ribolzi, scultore e sperimentatore che per decenni ha intrecciato arte e materia in un dialogo continuo con la natura, lasciando un segno discreto ma incisivo nel panorama culturale del territorio. Nato a Varese nel 1949, Ribolzi si era formato all’Accademia di Brera, sviluppando fin da subito una ricerca personale incentrata sull’uso dei materiali: legno, ferro, pietra, terra. La sua non era solo una scelta estetica, ma un vero e proprio linguaggio.
Chi lo ha conosciuto lo descriveva come un “artigiano dell’anima”, capace di trasformare elementi grezzi in forme evocative, spesso sospese tra figurazione e astrazione. I suoi legni bruciati, le stele, gli “scudi” e le strutture verticali raccontavano una tensione continua verso l’alto, un dialogo tra terra e spirito. Nel corso della sua carriera ha esposto in numerose sedi del territorio, dalla storica Galleria Ghiggini 1822 agli spazi pubblici e religiosi della provincia, mantenendo sempre un forte legame con la sua città. Artista appartato, lontano dalle logiche del sistema dell’arte più commerciale, Ribolzi ha lavorato anche nel campo del restauro e del design, collaborando con architetti e istituzioni, e contribuendo alla cura di importanti luoghi storici.
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