Minacce e presunti maltrattamenti alla compagna, a processo uno dei capi della Curva del Varese
Il 35enne è stato arrestato nel dicembre 2025, e sono stati ascoltati i testi della difesa. La prossima udienza il 23 settembre. In aula bunker un pezzo della tifoseria tenuta d'occhio dalla Digos
Una coppia che sta insieme da una ventina d’anni, due figli, momenti di alti e bassi, momenti di crisi, e tensioni; lui appassionato di tifoseria calcistica tanto da essere considerato uno dei capi della Curva del Varese Calcio.
La voce di quelle tensioni famigliari arriva però in via confidenziale alla questura che attiva indagini d’iniziativa che approdano sotto la regia della magistratura requirente ad intercettazioni telefoniche piuttosto diffuse, e che in due occasioni mostrano un linguaggio violento nei riguardi della compagna (minacce di morte).
Risultato: accoglienza della donna coi figli minori in struttura protetta e manette ai polsi del trentacinquenne che finisce in carcere in regime di custodia cautelare. Siamo nel dicembre 2025 e oggi, 8 settembre ’26, si è celebrata una delle udienze dibattimentali (la prossima il 23 settembre) dove sono stati ascoltati diversi testi della difesa.
In primis l’assistente sociale di un distretto della provincia di Varese che ha ricostruito la temperie famigliare, non delle migliori, ma che ha dimostrato una capacità genitoriale esercitata nelle piene facoltà anche da parte dell’imputato, difeso in aula dall’avvocato Marco Bianchi.
Poi sono stati ascoltati anche altri testimoni: parenti dell’imputato, e amici della coppia che hanno usato parole lontane da un quadro di violenza per raccontare la temperie familiare dei due conviventi: parole sì, bisticci, ma mai un caso di violenza, mai un accesso al pronto soccorso né dunque refertazioni sanitarie; tantomeno assenza di denuncia e di costituzione di parte civile da parte della donna.
Il processo si avvia verso la fase della discussione finale che avverrà probabilmente sotto lo sguardo attento della Divisione investigazioni generali e operazioni speciali della polizia, leggi Digos appunto, che accompagnerà, come nell’ultima udienza, un pubblico di solito visibile nelle curve degli stati piuttosto che in tribunale.
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