Cisco studia come sarà il lavoro in futuro partendo da Venezia
Le aziende devono prendere coscienza del fatto che, se vogliono attrarre talenti e trattenere i migliori professionisti, devono offrire modalità di lavoro ibride
Come sviluppare nuovi modelli per un lavoro sempre più ibrido e inclusivo? Cisco lo fa con un progetto che porta 16 dipendenti da quattro diversi Paesi del Sud Europa a vivere e lavorare a Venezia per tre mesi, da inizio marzo a fine maggio.
Il progetto, presentato oggi alle Procuratie vecchie di Venezia, è un primo pilota operativo di Venywhere – iniziativa più ampia a cui Cisco fornisce supporto tecnologico che, in collaborazione con Venice Foundation, Università Ca’ Foscari e Università Iuav, mira a promuovere il rinnovamento urbano di Venezia attraendo talenti anche attraverso lo sviluppo delle condizioni per il lavoro ibrido. Nel periodo di permanenza a Venezia la squadra Cisco svolge la abituali attività lavorative, fornendo i dati che saranno poi analizzati in collaborazione con l’Università Ca’Foscari e da cui arriveranno importanti indicazioni per l’attuazione di modelli e soluzioni di lavoro ibrido.
«Vogliamo consentire alle persone di vivere le loro ambizioni professionali in armonia con la loro vita e con le esigenze che mutano a seconda del momento della vita in cui ci si trova – spiega Gianmatteo Manghi (foto sopra), amministratore delegato di Cisco Italia -. Le tecnologie sono fondamentali perché ciò sia possibile», continua, sottolineando l’importanza che ha il fatto che ora le persone possano avere “la flessiblità di decidere dove andare a lavorare per buona parte del loro tempo», cosa che consente ad esempio alle aziende di selezionare talenti in tutto il mondo senza dover poi chiedere agli stessi di trasferirsi.
«A Venezia abbiamo creato un laboratorio vivente – aggiunge Giampaolo Barozzi, sr. director people & community di Cisco – Il progetto pilota in corso approccia molte dimensioni, dagli spazi distribuiti alla nuova leadership, l’innovazione, la cittadinanza, l’impatto sociale e la sostenibilità». I dati raccolti grazie a quelli che Cisco chiama i 16 “pionieri” consentiranno di valutare l’engagement, l’autonomia, la flessibilità e i work pattern. «Iniziamo a capire quando preferiscono lavorare e dove preferiscono farlo – continua Barozzi – continuiamo a sperimentare per adattare il modo di lavorare alla nuova realtà». Importante sarà poi valutare i dati relativi alla collaborazione.
«Oggi la maggior parte delle interazioni avviene tramite la tecnologia e questo rende possibile raccogliere dati su come le persone lavorano insieme. Non per finalità di controllo ma per individuare le preferenze ad esempio in termini di distribuzione delle ore di lavoro nella giornata e scelta degli spazi». Intanto, «Le persone che stanno vivendo qui stanno aumentando molto e in modo particolare le loro reti di connessioni, e il gruppo rimarrà come valore per la nostra azienda – conclude Barozzi -. Le persone esprimono oggi molto più chiaramente il loro desiderio di flessibilità e le aziende devono prendere coscienza del fatto che, se vogliono attrarre talenti e trattenere i migliori professionisti, devono offrire modalità di lavoro ibride. Devono inoltre considerare in modo olistico lavoro, produttività e benessere dei dipendenti. La collaborazione che abbiamo attivato con Venywhere ci permette di raccogliere sul campo indicazioni concrete su ciò che si potrebbe realizzare, grazie all’esperienza maturata in una città storica che sta ridefinendo il proprio futuro», riassume Chuck Robbins, chair e ceo di Cisco, oggi presente a Venezia per l’occasione.
Il progetto pilota in collaborazione con Cisco «sarà fonte di idee e progetti», conclude Massimo Warglien, fondatore di Venywhere, anticipando l’intenzione di capire «quali sono i servizi più preziosi, le caratteristiche dei luoghi in cui si lavora e cosa significa arrivare a lavorare a Venezia».
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