“L’università va avanti grazie a noi, tutti precari”
La prima tappa della protesta dei ricercatori dell'Insubria è stata un'assemblea in via Dunant. Per fare il punto sulla riforma e decidere come dire di "no"
Se smettessero di fare attività didattica – cioè lezioni ed esami – praticamente paralizzerebbero la metà dei corsi negli atenei italiani. E invece i ricercatori universitari (molti dei quali nemmeno di ruolo, e quindi precari e a contratto) sono l’anello più debole del lavoro universitario: quello che la riforma Gelmini tende ulteriormente a indebolire, stando alle proteste che in tutta Italia i ricercatori. Molti dei quali a contratto, cioè precari stanno inscenando.
E, come in molti altri atenei d’Italia, anche l’Insubria ha organizzato per oggi pomeriggio 20 maggio un’assemblea per il no al disegno di legge Gelmini.
O meglio: «Un’assemblea informativa, che permetta di chiarire dubbi e questioni, e possa eventualmente mettere in campo delle iniziative, o decidere se aderire alle iniziative nazionali».

La partecipazione, onestamente, non è stata oceanica, pur comprendendo anche sostenitori e interessati all’argomento tra i professori associati e ordinari. Ma ha saputo fare il punto di una situazione davvero delicata. Anche grazie ai relatori: tutti ricercatori delle facoltà di Scienze e di medicina insieme al rappresentanti sindacali.
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