Il primario di chirurgia di Cittiglio: “Vediamo troppi tumori in stato avanzato. Siate prudenti”
Lettera aperta del dottor Rausei, a capo anche della chirurgia di Angera, che invita a riflettere sull'importanza della prevenzione della diagnosi precoce, anche se gli impegni di lavoro sono tanti o si è precari
Prevenzione primaria, con i corretti stili di vita, e poi secondaria con controlli costanti. Prendersi cura di sè vuol dire anche sottoporsi a controlli, indagini, dedicarsi del tempo. La quotidianità ci spinge verso ritmi spesso troppo veloci oppure è il timore di prendersi la pausa o chiedere di rallentare.
Il dottor Stefano Rausei, direttore della chirurgia generale negli ospedali di Cittiglio e di Angera, lancia un invito ad avere più attenzione alla propria salute e ascoltare i campanelli d’allarme che questo manda:
Mai, come in questo periodo, stiamo diagnosticando molte neoplasie in fase avanzata, localmente o addirittura metastatica, per apparente noncuranza delle persone.
Spesso persone presenti a se stesse, consapevoli delle loro scelte che, il più delle volte occupate per impegni di lavoro, trascurano ogni sintomo per mesi.
Non necessariamente il manager o il dirigente, ma anche il libero professionista, l’operaio, il commesso, l’impiegato; per zelo ma, anche più banalmente, per paura di assentarsi dal lavoro, se non addirittura di perderlo. Quel lavoro pure precario, che magari ha appena intrapreso…
Di qui nasce la mia intenzione di sollecitare, almeno tutti coloro che mi leggono, ad aver maggior cura della propria salute e del proprio tempo. Di stressare i datori di lavoro affinché siano clementi verso se stessi e i propri collaboratori.
Quando si avverte un cambiamento nelle proprie abitudini di vita e il cambiamento perdura oltre un paio di settimane comunicate le nuove difficoltà al vostro medico di fiducia.
Gli occhi e le mani di chi si sente dire di essere gravemente malato, tutto d’un colpo, smettono di guardarsi a vicenda per ripetere il lavoro sapiente ai quali sono abituati. Spesso si smarriscono di fronte al camice bianco. Da noi cercano conforto e contemporaneamente mostrano biasimo per la persona che li muove.
Ci resterà sempre il compito di dare a quella persona almeno una prospettiva.
Tuttavia, siate consci che i risultati della medicina sono di certo più confortanti quanto prima ci mettete nelle condizioni di aiutarvi.
Siate prudenti».
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