Sunniti e sciiti si combattono. Sul web
Hacker sunnniti attaccano 300 siti dell'altra grande confessione islamica. Potenza di Internet, che si fa strumento di un conflitto vecchio di 1200 anni. L'ayatollah Shirazi agli wahhabiti: "Fanatici"
L’inesausto scontro fra sunniti e sciiti, il più antico dissidio interno fra musulmani, che affonda le sue radici nella guerra civile tra i califfi Alì e Muawiya (656-661 dopo Cristo), prosegue in forme meno sanguinose ma egualmente ostili su Internet. Ormai siamo agli wargames sul web, con tanto di hacker di una parte che attaccano i siti dell’altra, che ormai sono importanti veicoli di propaganda. La notizia, diffusa dall’agenzia di stampa iraniana "Fars" (fonte sciita, la Shi’a è religione di Stato nella Repubblica islamica) è che un gruppo di hacker di confessione sunnita ha attaccato un gran numero – 300,sembra – di siti legati agli sciiti, incluso il principale portale Internet degli sciiti iracheni, al-Beit. Quest’ultimo è legato alla potente fondazione dell’ayatollah al-Sistani, capo spirituale degli sciiti dell’Iraq. In quest’ultimo Paese le regioni centro-meridionali sono la culla storica del movimento, affermatosi poi nel vicino Iran solo nel XVI secolo, con il potere dei Safavidi turco-persiani.
"Group-xp" sarebbe la poco fantasiosa sigla dietro ai responsabili degli attacchi informatici, che in un empito di guerra Fredda in stile Golfo Persico l’agenzia iraniana subito collega ad ambienti wahhabiti, ossia dell’estremismo rigoristico sunnita al governo in Arabia Saudita – lo wahhabismo nasce nel cuore desertico della penisola nel Settecento, poco meno di tre secoli or sono. L’agenzia Fars sostiene che l’attacco verrebbe dagli Emirati Arabi Uniti, ricca federazione in impetuoso siluppo sulla costa sud del Golfo. L’ayatollah Shirazi, alto esponente sciita iraniano, ha condannato gli attacchi attribuendoli senz’altro ai detestati Wahhabiti, definiti "fanatici" che vogliono impedire alla voce degli sciiti di raggiungere il mondo.
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