Da Varese alla Palestina con la Harley Davidson: «La gente continua a morire, dobbiamo fare qualcosa»
L'obiettivo del motociclista varesino Mauro Merino è mandare un messaggio di pace. «È importante che il governo capisca che deve fare un passo»
«La Flotilla è stata fermata ed era ovvio… ma qualcuno ci deve arrivare, anche per un vero messaggio di solidarietà. Ci provo io via terra». Il motociclista Mauro Merino è partito sabato 5 ottobre in sella alla sua Harley Davidson per raggiungere la Palestina da Varese. Un viaggio lungo oltre 3mila chilometri attraverso Croazia, Serbia, Bulgaria e Turchia. L’obiettivo del viaggio è «Mandare un messaggio di pace – spiega -, stanno morendo tante persone e in modo pacifico dobbiamo fare qualcosa».
«È importante – sottolinea Merino – tenere alta l’attenzione affinché che il governo capisca che deve fare un passo». Oltre a ultimare le preparazioni della moto, prima di partire Merino ha risolto anche oltre questioni lavorative. «Ho una mia attività – ricorda – e i miei collaboratori non sono tanto contenti che io parta, ma credo che ognuno debba fare qualcosa. La gente continua a morire e questa è una cosa inaccettabile. Le mie intenzioni sono pacifiche».
Merino ha messo in conto di non riuscire ad arrivare a destinazione: «Sono un po’ teso perché capisco che la situazione è difficile. Mi bloccheranno prima, ma ci provo – e ironizza -. Basta che non mi portino via la moto, che sono gelosissimo».
«Il mio non è un attacco a Giorgia Meloni né al governo – chiarisce Merino -. La mia iniziativa vuole solo sensibilizzare. Immagino che ne seguiranno altre. Spero che il governo si renda conto della mobilitazione e apra un tavolo di dialogo anche con chi protesta. Serve trovare un accordo prima che succeda qualcosa di brutto, lì non scherzano. Questa è una mia iniziativa e non voglio pesare sulle tasche di nessuno. La responsabilità è mia. Comunque vada è a spese mie, per questo dico che non è giusto che gli attivisti della Flotilla chiedano di essere riportati a casa al governo: non posso obbligarlo ad aiutarmi e colpevolizzarlo se non lo fa».
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