Social senza algoritmo: la libertà digitale parte dalle community locali
A Glocal, le esperienze di Varese, Bologna e Senigallia raccontano un nuovo modo di vivere la rete, tra informazione locale e partecipazione.
Social network senza algoritmo, community e informazione locale. Se ne è parlato sabato 8 novembre a Materia nel corso di uno degli incontri dell’edizione 2025 del festival Glocal.
Con Emanuele Cariati (amministratore di varese.social), Filippo Della Bianca (Web Project Manager e attivista open source), Fabrizio Massari (fondatore di bologna.one) e Michele Pinto (direttore di Vivere Senigallia) Festival Glocal si è riflettuto su tre temi principali: da dove nasce l’esigenza di social network senza algoritmo e senza un “padrone” che possa usarlo per i propri scopi; se le piattaforme come Mastodon che compongono il Fediverso possono rispondere a questa esigenza; e come questi “social liberi” si interfacciano con l’informazione.
Perché un social “senza padrone” e senza algoritmo?
Negli ultimi anni il modello dei grandi social network “centralizzati” è stato messo sempre più messo in discussione. Tra i motivi principali la tendenza sempre più marcata e invasiva dei feed determinati da algoritmi che privilegiano engagement, click, sensazionalismo, con il rischio di amplificare disinformazione, polarizzazione e “bolle”. C’è inoltre la crescente insofferenza verso la dipendenza da una singola azienda o piattaforma che controlla dati, monetizzazione, visibilità dei contenuti.
Sono dunque sempre di più gli utenti che vorrebbero maggiore controllo sulla propria identità online, sui meccanismi di moderazione, e su ciò che vedono.
E’ per questo che cresce l’interesse per la possibilità di utilizzare social sganciati da questi meccanismi, ad esempio, appunto, Mastodon «che – hanno spiegato i relatori – è senza pubblicità, senza algoritmi segreti, e senza aziende che controllano i tuoi dati o il tuo tempo, senza intermediari e logiche proprietarie e rappresenta una traiettoria verso una socialità digitale più trasparente e partecipata».
Il Fediverso, Mastodon e le piattaforme libere
La risposta all’esigenza di un nuovo sistema di social è il Fediverso, parola che fonde “federazione” e “universo e descrive l’ecosistema di piattaforme social interconnesse, chiamate “istanze”, ciascuna autonoma, ma capaci di comunicare tra loro, che stanno continuando a crescere, anche se i numeri sono al momento non paragonabili a quelli di Facebook o Instagram.
Tra i punti di forza del Fediverso ci sono la decentralizzazione (non c’è un unico server centrale o un’unica azienda che domina) e l’interoperabilità che garantisce agli utenti di poter interagire tra loro anche tra istanze diverse. «Nessun algoritmo che decide unilateralmente cosa mostrarti: ad esempio su Mastodon la timeline può essere cronologica, e tutti i vantaggi dell’open-source; inoltre in molti casi, questi social sono gestiti da comunità, collettivi o enti senza scopo di lucro».
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