Cos’è andato storto a Crans Montana: al liceo Ferraris di Varese un’assemblea dedicata alla sicurezza

Nel corso dell'assemblea di istituto dal titolo "Gli adolescenti e la percezione del rischio"csi è parlato di normative ma anche di reazioni personali nelle situazioni di emergenza

liceo ferraris

«Gli adulti si nascondono dietro alle responsabilità dei ragazzi»: lo psichiatra e psicanalista Leonardo Mendolicchio non usa giri di parole commentando le reazioni seguite all’incendio di Crans-Montana, dove molti hanno criticato i giovani che, tra musica alta e scenografie pirotecniche, hanno tentato di spegnere il fuoco sul soffitto del locale utilizzando una maglietta mentre gli amici riprendevano con il cellare.

«Quel dito puntato è stata una reazione pessima», ha detto, ricordando che quegli adolescenti stavano facendo ciò che fanno migliaia di coetanei a Capodanno: festeggiare, ballare, lasciarsi trascinare dall’euforia del momento.

Questa mattina, al liceo Ferraris di Varese sia è svolta l’assemblea di istituto dal titolo “Gli adolescenti e la percezione del rischio”. Un incontro, voluto dai rappresentanti d’istituto, per rispondere al bisogno di capire “che cosa è andato storto quella notte di Capodanno”, sia sul piano strutturale (sicurezza del locale, capienza, uscite) sia sul piano dei comportamenti. Per questo, accanto al dottor Mendolicchio, è stato invitato Fernando Cordella, presidente dell’Associazione nazionale professionisti per la prevenzione e le emergenze dei Vigili del fuoco (A.N.P.P.E. VV.F.), affiancati dall’intervento introduttivo di Carla Mammone dell’Associazione Genitori, esperta di sicurezza

Per inquadrare la situazione ha preso la parola la dottoressa Carla Mammone dell’associazione Genitori, professionista proprio nel settore della sicurezza. È stata lei a ricordare il terribile dramma vissuto da tanti ragazzi la notte di Capodanno a Crans Montana, i gesti sconsiderati, le violazioni palesi delle basilari norme sulla sicurezza, la presenza di clienti ben oltre il limite consentito.

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Un racconto crudo e dettagliato che ha preceduto l’intervento del presidente dell’associazione dei vigili del fuoco. A lui è spettato il compito di raccontare la storia della cultura della sicurezza, iniziata con la strage nel cinema di Torino nel 1984, e poi proseguita nei decenni attraverso incidenti gravi, come nella discoteca di Corinaldo o in piazza San Carlo a Torino, per mostrare come ogni evento abbia lasciato lezioni scritte nelle norme e nei piani di emergenza. Poi è sceso nel pratico: quali sono i dettagli che dovrebbero far scattare l’allarme in un locale?

Tra gli elementi indicati agli studenti: capienza visibilmente superata, uscite di sicurezza ostruite o non segnalate, materiali di arredo palesemente infiammabili, assenza di indicazioni sui percorsi di fuga, personale che minimizza le criticità. Cordella ha spiegato la differenza tra “pericolo” (un evento potenziale, spesso fortuito) e “rischio” (la combinazione tra pericolo e comportamenti umani), ricordando come attivare i soccorsi e come rendersi utili in caso di emergenza, senza improvvisarsi soccorritori.

L’assemblea si è poi concentrata sul ruolo dei giovani, con lo sguardo clinico di Mendolicchio. Lo psichiatra ha spiegato come, in un contesto di festa con musica alta, luci, effetti speciali simili a quelli già visti in altri locali, sia “più che comprensibile” che tanti ragazzi non abbiano percepito immediatamente la gravità di ciò che stava accadendo nel locale.

«Quei ragazzi non hanno avuto la percezione del pericolo. Ed è su questo che dovete rendervi più responsabili; comprendere dal luogo, dal comportamento del gestore del locale, dalla presenza dei dettagli di sicurezza, che vi ha raccontato il dottor Cordella dei Vigili del fuoco, se vale la pena restare o andarvene, chiedervi se vi sentite al sicuro, se vale la pena rischiare per un momento di festa».

E alla domanda di uno studente cosa scegliere tra mettersi in salvo e aiutare gli amici il dottor Mendolicchio è categorico: « Prima di tutto dovete mettere in salvo voi stessi. Questo dicono tutte le regole. Correre un rischio personale per aiutare un amico rischia solo di peggiorare ulteriormente la situazione e costringere a salvare due persone invece di una».

Una dichiarazione netta e senza tentennamenti per stroncare senza ombre il timore dell’eventuale senso di colpa in chi sopravvive.

Al Ferraris i 1300 studenti hanno ascoltato le basi di una cultura della sicurezza che, ancora prima delle regole e delle disposizioni , deve poggiare sulla consapevolezza che comportarsi correttamente sia un valore e non un dovere, che rispettare le norme sia una garanzia e non un’imposizione.

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Pubblicato il 16 Febbraio 2026
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