Alla Camera il ricordo di Bossi, Ferrara: “Diede voce al Nord, ma quel progetto si è esaurito”
Il deputato varesino del Movimento 5 Stelle ricorda il Senatur: “Interpretò un disagio reale, ma la Lega di oggi è lontana dall’impianto originario”
Seduta solenne alla Camera dei deputati per la commemorazione di Umberto Bossi, scomparso il 19 marzo 2026 all’ospedale di Circolo di Varese all’età di 84 anni. L’Aula ha ricordato il fondatore della Lega con interventi provenienti da diversi schieramenti politici, tra cui quello del deputato Andrea Pellicini, che ha sottolineato come Bossi abbia cambiato la politica italiana introducendo nuovi temi e nuovi linguaggi.
Tra gli interventi anche quello dell’onorevole Antonio Ferrara, deputato varesino del Movimento 5 Stelle, che ha offerto una lettura articolata e critica della figura del Senatur.
“Bossi è stato la voce di un Nord che per anni si è sentito lontano da Roma e poco rappresentato. Ha intercettato un malcontento autentico, ha dato parole e forza politica a territori che chiedevano di essere ascoltati. Questo dato storico va riconosciuto con onestà intellettuale, senza santini e senza comode riscritture postume” dichiara Ferrara.
“Proprio per questo, però, va detta fino in fondo anche l’altra verità: quel progetto si è progressivamente consumato, fino a trasformarsi nel suo contrario. La Lega nata come forza territoriale e nordista è diventata altro: un partito nazionalista, leaderistico, sempre più lontano dal suo impianto originario. Sentire oggi ripetere che si continuerà sulla strada tracciata da Bossi suona più come una formula d’occasione che come una descrizione fedele della realtà politica attuale” aggiunge il deputato M5S, richiamando il messaggio diffuso da Matteo Salvini dopo la morte del fondatore della Lega.
Nel suo intervento, Ferrara ha sottolineato anche il carattere diretto e radicato di Bossi, ricordandone il legame viscerale con il territorio e con le battaglie del Nord, ma senza rimuovere le divisioni che quella stagione politica contribuì ad alimentare tra Nord e Sud. “Dare voce a un disagio territoriale è una cosa. Trasformarlo in una frattura permanente nel Paese è stata un’altra. E quella ferita, nel linguaggio pubblico italiano, è rimasta” osserva Ferrara.
“Il punto politico che resta oggi – prosegue Ferrara – è che con Bossi si chiude davvero un’epoca. Si chiude il sogno del Nord così come lui lo aveva costruito: discutibile, divisivo, ma riconoscibile. Oggi resta una Lega che ne conserva il nome, ma ne ha smarrito il baricentro, il radicamento e persino il senso originario. È una metamorfosi che molti dei protagonisti storici di quella stagione hanno visto con disagio e amarezza”.
Ferrara ha quindi voluto evidenziare il punto di “distinzione più netto, e insieme l’unico elemento di principio che il Movimento 5 Stelle riconosce come comune rispetto alla figura politica di Bossi: l’antifascismo. Noi del Movimento 5 Stelle siamo stati lontani da Bossi su molte cose: dalla propaganda contro il Sud alle fratture che hanno diviso il Paese. Ma sull’antifascismo la distinzione è chiara. Bossi rivendicò pubblicamente una posizione netta, anche sul piano familiare e politico. Su questo punto, sì, esiste un principio che condividiamo: l’antifascismo come confine democratico invalicabile, senza ambiguità e senza furbizie – conclude Ferrara -. Bossi nel 2017 affermava di provenire da “una famiglia di antifascisti”, prendendo le distanze dagli ambienti fascisti di estrema destra”.
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