Varese 1946: le donne alle urne e nasce la nuova Italia

Il 7 aprile, con un’affluenza dell’80%, e una maggioranza femminile, i varesini inaugurarono la nuova stagione democratica. Un momento chiave tra Liberazione e nascita della Repubblica

Generico 06 Apr 2026

Ottanta anni fa, esattamente il 7 aprile 1946, donne e uomini di Varese si recavano ai seggi per eleggere il Consiglio Comunale. Era il primo voto a suffragio universale.

Un diritto che nell’Italia post unitaria era riservato a una fascia ristretta e che viene esteso ai soli uomini con la riforma del 1919. Poi con l’avvento del fascismo la vita democratica viene soppressa e quindi bisognerà attendere la Liberazione per costruire una democrazia compiuta.

Già il 1° febbraio 1945, quando ancora l’Italia era liberata solo in parte, venne emanato il decreto legislativo con cui il diritto di voto veniva esteso anche alle donne. Un diritto democratico fondamentale che consentirà alle donne di entrare a pieno titolo nella vita politica e sociale del Paese, pur tra non poche difficoltà e ostacoli che si protrarranno a lungo.

In ogni caso si tratta di una conquista straordinaria resa possibile grazie anche al ruolo assunto nel periodo 1943/45 prima come protagoniste degli scioperi nelle fabbriche, poi nel sostegno e nella partecipazione alla lotta partigiana.

Alle comunali del 7 aprile dei 42.000 varesini aventi diritto partecipa l’80,4% e ben 19.000 sono donne (il 55,1% del totale). Una affluenza femminile maggioritaria, ma da considerare alla luce del contesto post bellico (molti uomini erano ancora in prigionia o dispersi sui fronti di guerra).

L’esito del voto porterà in Consiglio Comunale una maggioranza socialcomunista e l’elezione a Sindaco di Luigi Cova. Lo stesso sindaco socialista che nel 1922 era stato brutalmente defenestrato dai fascisti insediando al suo posto con la forza un uomo del regime.

Nella tabella seguente possiamo vedere in dettaglio l’orientamento politico dei varesini.

Pur essendo primo partito la DC non potrà avere il Sindaco per la prevalenza dei 20 consiglieri socialcomunisti ai quali si aggiungerà l’unico eletto del Partito d’Azione.

 

Un voto in cui si prefigura quello successivo del 2 giugno, data in cui viene svolto il referendum istituzionale e, contestualmente, l’elezione della Assemblea Costituente. Rispetto a due mesi prima ci saranno 3.000 votanti in più che si distribuiranno quasi proporzionalmente tra le diverse liste. Anche in questo passaggio la divisione dei varesini appare netta, ma è la Repubblica a vincere con oltre ventimila voti (58,1%). A sostegno della Monarchia votano in 15.000 (41,9%). Un risultato che se messo a confronto con il voto conseguito dai partiti e i pronunciamenti preelettorali di ciascuno rivela che l’80% del voto alla Repubblica è derivato dai consensi conseguiti dallo schieramento di sinistra. Da allora sono trascori 80 anni e rivisitare quegli eventi è necessario non solo per conoscere meglio la storia della nostra Repubblica, ma anche per affroontare con maggiore consapevolezza le sfide del presente.

Grazie per il contributo di Rocco Cordì e per la possibile pubblicazione da Rmfonline.

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Pubblicato il 07 Aprile 2026
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