Università dell’Insubria e Fondazione Morandi insieme contro la violenza alle donne: ogni venerdì lo sportello di ascolto

Il servizio è rivolto alla comunità accademica femminile e punta a colmare anche i vuoti della normativa, tra prevenzione, ricerca e sostegno psicologico

Uno sportello contro la violenza alle donne nel cuore dell’università. L’Università degli Studi dell’Insubria ha attivato un servizio in convenzione con la Fondazione Felicita Morandi Ets, che da venti anni è presente nel territorio e fa parte della Rete antiviolenza di Varese. Il servizio nasce nel Campus di Bizzozero e sarà presto attivato anche a Como, con l’obiettivo di offrire uno spazio di ascolto e supporto direttamente nei luoghi frequentati ogni giorno dalla comunità accademica.

Sarà operativo a partire da venerdì prossimo, 24 aprile, al primo piano del Padiglione Antonini, in via Ottorino Rossi a Varese. Ogni venerdì, dalle 14 alle 16, le operatrici formate del Centro antiviolenza della Fondazione Morandi saranno a disposizione di studentesse e personale femminile per attività di ascolto, prima accoglienza, informazione e orientamento verso i servizi territoriali. È attivo anche un numero dedicato, il 339.4658579, per contatti diretti. Tutti gli interventi, anche quelli successivi all’accesso, sono gratuiti.

Un servizio costruito dall’Ateneo

L’attivazione dello sportello è stata presentata dalla rettrice Maria Pierro, dalle delegate Paola Biavaschi e Camilla Callegari, dalla presidente della Fondazione Felicita Morandi Giovanna Scienza, dal delegato alla Ricerca Loredano Pollegioni e dalla consigliera di fiducia Anna Danesi.

«L’istituzione di un centro d’ascolto in un luogo simbolo della cultura – ha sottolineato la rettrice Maria Pierro – assume un valore particolarmente significativo: consente di fornire un aiuto concreto proprio nello spazio in cui le donne studiano, lavorano e costruiscono il proprio percorso di emancipazione». La rettrice ha evidenziato come il servizio sia nato grazie al lavoro delle delegate professoresse Biavaschi e Callegari, che hanno individuato la necessità di affiancare ai servizi esistenti un presidio specifico dedicato alla violenza di genere.

Il legame con il benessere psicologico

Il nuovo sportello si inserisce in un percorso già avviato dall’ateneo sul fronte del benessere degli studenti. Come spiegato dalla professoressa Camilla Callegari, delegata al benessere psicologico, l’Università dell’Insubria dispone già di un servizio di counselling psicologico molto utilizzato, che rappresenta un primo punto di ascolto per situazioni di disagio. Un dato significativo, perché evidenzia come le nuove generazioni siano sempre più abituate a chiedere supporto, anche grazie a esperienze maturate già durante gli anni delle scuole superiori. «Il nostro ateneo sta facendo molto sul piano del benessere – ha sottolineato la professoressa Callegari – in un territorio già attento a questi temi».

La violenza di genere, tuttavia, si manifesta in forme complesse e spesso difficili da riconoscere. In particolare quella psicologica, più sottile, richiede strumenti adeguati per essere individuata: «È importante saper cogliere i segnali – fa notare la consigliera di fiducia Anna Danesi – come i comportamenti di controllo o di invasione nella vita altrui, che possono avere conseguenze pesanti, fino a sfociare in situazioni di dipendenza o disagio».

Un presidio di ascolto e orientamento

Lo sportello, che garantisce la privacy e l’anonimato,  si configura come un luogo di ascolto e indirizzo verso la rete territoriale, che ha come capofila il Comune di Varese, rafforzando un modello di sussidiarietà tra pubblico e privato sociale.

Ruolo centrale è quello delle operatrici della Fondazione Felicita Morandi, che mettono a disposizione competenze ed esperienza maturate sul campo in 20 anni: «La violenza richiede persone capaci di fare le domande giuste e di ascoltare davvero»ha chiarito la presidente di Fondazione Giovanna Scienza.

Un servizio aperto e una lacuna normativa

Lo sportello è attualmente rivolto alla componente femminile della comunità accademica, ma l’obiettivo è quello di estenderlo progressivamente. Alla base di questa scelta vi è anche una riflessione sul quadro normativo: la legislazione nazionale oggi si concentra prevalentemente sulla violenza maschile contro le donne, lasciando scoperti altri ambiti, come le violenze tra donne, quelle che coinvolgono persone in transizione di genere o gli uomini vittime di violenza.

Per questo l’università punta anche a raccogliere dati e contribuire alla costruzione di una lettura più ampia e aggiornata della realtà sociale con l’intenzione di ampliare l’attività di ascolto e renderla accessibile a tutta la comunità, inclusi gli uomini.

Ricerca, borse di studio e osservatorio

A supporto del servizio, l’Università dell’Insubria ha attivato due borse di studio: una finalizzata all’intercettazione del disagio, l’altra dedicata all’approfondimento degli aspetti giuridici e sociali legati alla violenza di genere.

È inoltre in fase di avvio un nuovo organismo di ricerca, l’Osservatorio giovanile di genere Insubria, che si occuperà di studiare il disagio in ottica di genere e di collaborare con la rete antiviolenza territoriale, con particolare attenzione anche a quei soggetti che oggi non trovano piena tutela nel sistema giuridico.

«La ricerca è un modo per affrontare questi temi in maniera trasversale – ha sottolineato il professor Loredano Pollegioni – mettendo in dialogo le diverse discipline, da quelle umanistiche a quelle scientifiche e giuridiche».

Il ruolo della rete territoriale

«Istituire uno sportello in università – ha dichiarato la presidente Giovanna Scienza – significa portare il presidio anche nei luoghi dove la violenza è meno visibile. Per far emergere il sommerso dobbiamo essere presenti proprio dove sembra che tutto vada bene».

Un impegno condiviso anche dalla rete interistituzionale, come ricordato dall’assessora ai Servizi educativi del Comune di Varese, Rossella Dimaggio, che ha sottolineato l’importanza di rafforzare la prevenzione nei luoghi della formazione e di offrire punti di riferimento accessibili e competenti.

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Pubblicato il 20 Aprile 2026
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