In intimo da donna di fronte ai vicini, a Varese la moglie lo difende nel processo per stalking: “Lo fa quando sente il bisogno di liberarsi”
Nell’udienza di martedì sono stati ascoltati alcuni testimoni della difesa, fra cui i famigliari dell'imputato. I racconti hanno ricostruito i rapporti di vicinato, le abitudini contestate e l’origine dei contrasti. Il procedimento è stato rinviato all'8 settembre per l'audizione di un'altra testimone, la figlia
Negare, o minimizzare. Al massimo una giustificazione legata al diritto insopprimibile di ciascuno di poter far ciò che vuole nella vita privata, quindi anche masturbarsi in giardino vestito da donna: «Mai visto. Ma se l’ha fatto è perché mio marito sente il bisogno di liberarsi. Non sono una bigotta, ho ampie vedute sul tema», dice la moglie.
Prosegue, non senza sorprese, davanti al giudice monocratico di Varese il processo per stalking nato da una lunga e complessa vicenda di rapporti di vicinato deteriorati. Nell’udienza di martedì il giudice ha ascoltato alcuni testimoni indicati dalla difesa, chiamati a ricostruire il contesto familiare e i rapporti tra le parti.
Tra le deposizioni, quella di un vicino di casa che ha spiegato di non aver mai avuto problemi diretti con l’imputato. Il testimone ha riferito che la finestra della camera della figlia si affacciava sul giardino confinante, ma che la ragazza non gli avrebbe mai raccontato episodi di particolare disagio. Ha aggiunto di averle semplicemente raccomandato prudenza dopo essere stato informato da altri residenti che il vicino avrebbe avuto comportamenti intimi all’aperto. Lo stesso testimone ha inoltre dichiarato di non aver mai visto l’imputato impugnare armi, inseguire o minacciare qualcuno.
Sono stati poi sentiti due figli dell’imputato: e ad entrambi sono state mostrate le immagini del genitore intento a praticare ampi gesti di autoerotismo con abbigliamento intimo femminile. Uno di loro ha ricordato che inizialmente i rapporti con i vicini erano buoni e che già prima del loro arrivo il padre manifestava quelli che ha definito “atteggiamenti femminili”, soprattutto nelle prime ore del mattino. Il teste ha inoltre riferito dell’installazione di una telecamera da parte dei vicini, sostenendo che l’apparecchiatura fosse orientata verso il giardino dell’abitazione familiare e che registrasse automaticamente ogni movimento, riprendendo anche i nipoti quando giocavano all’esterno. Secondo il suo racconto, i contrasti sarebbero aumentati dopo la vendita all’asta della casa del padre. Ha infine precisato che il genitore possedeva una pistola ad aria compressa di libera vendita, mentre il porto d’armi gli era stato revocato in seguito ad alcune denunce.
“Si masturbava in giardino vestito da donna”, le accuse al vicino di casa in un borgo della Valcuvia
Davanti al giudice ha deposto anche la moglie dell’imputato, che ha descritto i comportamenti contestati come un’esigenza personale del marito, spiegando che l’uomo le aveva confidato di sentire il bisogno di stare all’aperto. La donna ha inoltre dichiarato di non aver mai assistito direttamente agli episodi contestati e di non attribuire alcun significato particolare alle abitudini del coniuge, dettate, appunto da quel desiderio di libertà che lo avrebbe indotto a stare a lungo nel giardino di casa. Un comportamento, insieme ad altri atti che vengono contestati all’imputato – come il posizionamento di bambole appese e l’accensione notturna di lumini da cimitero – che avrebbe infastidito così tanto i vicini di casa del paesino della Valcuvia teatro della vicenda da far loro cambiare abitudini di vita, comportamento che integrerebbe il reato di atti persecutori.
Un altro figlio ha infine riferito che quei comportamenti non gli avevano mai arrecato fastidio, definendoli momenti privati del padre, e ha spiegato che i lumini presenti nel giardino erano stati collocati per ricordare alcuni animali domestici morti.
L’istruttoria proseguirà l’8 settembre alle 16.30, quando verrà ascoltata un’ulteriore testimone indicata dalla difesa.
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