Anche Maroni partecipa alla rivoluzione sulla 2CV
Dopo Veltorni e Urbani il ministro del welfare si interessa alla vicenda del famoso designer Flaminio Bertoni
Anche il ministro Maroni ha ricevuto l’appello di Leonardo Bertoni ai parlamentari perché venga degnamente ricordato suo padre Flaminio ammirato in Francia e in tutto il mondo come mitico designer d’auto, celebri infatti sono alcuni suoi modelli Citroen.
Sabato Roberto Maroni ha incontrato Leonardo Bertoni e ha potuto documentarsi accuratamente e avere la conferma che l’attenzione al problema da parte del sindaco di Roma, Veltroni e del ministro dei Beni Culturali, Urbani, non era un atto di pura cortesia. Nessuna promessa, ma una certezza: se sarà preso un impegno verrà rispettato sino in fondo.
E Varese, non solo Leonardo Bertoni, potrà tirare un sospirone perché la città ha da troppo tempo un grosso debito nei confronti di un suo famoso figlio.
Quando Leonardo chiese collaborazione si trovò di fronte a una barriera di vergognosa indifferenza da parte del Comune e fu solo, non a caso, grazie alla Provincia che si iniziò a conoscere la grande storia del designer di Masnago emigrato in Francia. Ipotesi, progetti di musei e spazi, in seguito hanno visto in azione anche il Comune ma che poi di concreto ha concluso ben poco. Si era parlato della chiusura del porticato del seminario – area sufficiente – ma l’inizio dei lavori al comparto di Villa Baragiola è avvenuto senza un accenno allo spazio per un museo Flaminio Bertoni.
La Provincia ha fatto sapere di poter portare a 310 metri
quadri i locali dell’Artistico, ma obiettivamente non bastano.
Flaminio Bertoni intanto lo vogliono ricordare con iniziative di profilo privati come il Teatro, mentre il Comune per l’anno prossimo vorrebbe fare qualcosa di importante relativo al design nel nome del padre della leggendaria 2 CV.
L’iniziativa del ministro Maroni arriva dunque al momento giusto e potrebbe essere il centro motore di una soluzione
duratura e importante.
Si dice anche che Roberto Maroni si sia interessato anche alla sorte della vecchia sede dell’Artistico che rappresenta un bene decisamente appetibile per istituzioni statali che devono o possono fare investimenti per garantire i loro fondi: con l’alienazione della struttura dell’Artistico il Comune potrebbe realizzare opere da tempo nel cassetto dei sogni. Tra l’altro si tratterebbe di una sorta di risarcimento in quanto alla Giunta venne imposto di non vendere Aspem e fu una botta per i programmi e per Varese.
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