Emergenza infermieri: una soluzione è possibile

Varese – La mancanza di infermieri è un problema soprattutto per gli ospedali di Luino e Cuasso. Ma per la responsabile del personale infermieristico dell'azienda di Circolo il problema può essere aggirato

«Incentivi economici e flessibilità» Per Fanny Cecconi (al centro della foto), a capo del personale infermieristico dell’azienda ospedaliera di Circolo, potrebbe essere questa la ricetta per limitare la fuga di infermieri. «La Svizzera ci sottrae i lavoratori più qualificati. Noi spendiamo tempo a formarli e poi ce li vediamo sottrarre sotto gli occhi. Ma soluzione a questa situazione non c’è. Non potremo mai abbassare il livello qualitativo della nostra preparazione». Fanny Cecconi, quotidianamente alle prese con salti mortali per assicurare l’assistenza, prova ad individuare vie alternative: «Sicuramente il fattore economico è determinante, ma non dobbiamo dimenticarci che la nostra è soprattutto una professione femminile. Per cui se si tenessero in conto anche le esigenze familiari, organizzando il lavoro in modo più flessibile, forse si riuscirebbe a dare importanti gratificazioni».
La carriera infermieristica sta subendo una profonda trasformazione. La professione richiede un titolo universitario: «Oggi, però, la nostra immagine è ancora legata alla tradizione. Per l’opinione pubblica siamo gli infermieri incaricati di fare qualsiasi tipo di lavoro. Invece il nostro ruolo sta evolvendo, lentamente, specializzandosi. Ci sono nuove figure, sia orizzontali sia verticali. Accanto al personale impegnato nell’assistenza, stanno crescendo professionalità impegnate nell’organizzazione e nella gestione. È difficile far passare il messaggio tra i giovani, attratti per lo più dalle aree di criticità. Solo chi ha qualche annodi servizio riesce a capire l’importanza del coordinamento».

Le situazioni più critiche sono a Cuasso e a Luino (nella foto): «I due presidi sono collocati in aree difficili. Non ci sono trasporti e gli affitti delle abitazioni sono estremamente cari. A Cuasso riusciamo a tamponare grazie ad alcuni alloggi di proprietà dell’ospedale: ma dopo un po’ gli infermieri chiedono di fare ulteriori esperienze, dato che Cuasso è specializzata nella riabilitazione. A Luino, inoltre, la vicinanza con la Svizzera rende difficile qualsiasi discorso di incentivi».
Paradossalmente, infine, ad aggravare la situazione rientra anche il nuovo percorso formativo. L’università ha rivoluzionato il sistema: così è scomparso il sussidio che era previsto un tempo, in compenso sono state introdotte le tasse universitarie: e l’esborso non è di poco conto: «Credo che ci sia stato un difetto di programmazione – commenta la responsabile – il numero degli iscritti al corso diminuisce negli anni». Per arginare le difficoltà, Fanny Cecconi ha un’ultima risorsa: «Accanto alle figure professionali, si dovrebbe investire nelle figure di supporto. Con la Provincia, si sta ragionando su corsi di formazione per professionalità di livello inferiore, che si inquadrerebbero in una nuova organizzazione. L’importante è far capire bene lo spirito della rivoluzione, per non creare incomprensione tra i vari addetti».
Tra tante innovazioni, però, rimane un’unica certezza: «Ed è la nostra missione. L’infermiere è rimarrà il referente del paziente. Il suo confidente. Il collegamento con i medici, sempre un gradino più in su».

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Pubblicato il 17 Febbraio 2003
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