«Sindaco ci spieghi il caso moschea»
Gli studenti dicono la loro sulla convivenza tra le culture, a margine dell'incontro fra l'amministrazione e l'imam
Chiassosi quanto è giusto e spesso richiamati all’ordine dall’energico rappresentante di istituto, erano più di mille gli studenti del liceo scientifico-classico Pascoli che oggi hanno mostrato di essere ben addentro alla questione moschea. Nel problema specifico gallaratese, ma anche nella più aperta problematica della convivenza tra culture altre. Anche i più giovani. Divisi in tre gruppi, anche le prime classi hanno partecipato all’incontro.
A metà dibattito, una domanda scritta arriva sul tavolo dei relatori, rivolta al vice sindaco Caravati: «La posizione della giunta è di carattere amministrativo o c’è un pregiudizio politico che cavalca l’allarme terrorismo?». Applaudono quando l’imam invita a cooperare tutti insieme in nome della pace e del rispetto, ma molti chiedono come si coniughi la professione della pace con il terrore. L’immagine e la natura di un fedele fino al sacrificio, come è naturale, è quella che smuove maggiori curiosità.
Naomi 16 anni: «La moschea non è un problema, il vero problema è riuscire a coesistere. Ma per farlo bisogna conoscere gli altri. Ho viaggiato, sono stata in Marocco, è un posto affascinante. Credo si debba trovare un punto di intesa».
La sua amica Valeria va più diretta: «Non è giusto chiudere la moschea. Chi lavora e paga le tasse è giusto che rispetti le norme e venga rispettato. Sbagliata l’idea che l’islamico sia per forza terrorista».
Besim, anche lui sedicenne, è albanese. Parla un italiano perfetto, nonostante sia in Italia con famiglia da soli tre anni. «Sono favorevole all’integrazione. Temo la brutalità, anche quella non fisica, verso gli altri. Bisogna sforzarsi di capire le altre mentalità che non sono inaccessibili come sembra». Ineccepibile detto da un adolescente che probabilmente in qualche modo ci è passato.
Filippo, aria ancora da bambino, non cerca il politicamente corretto: «Non mi sono simpatici, né seguo tanto la politica. Credo che chiunque venga qui debba rimanere entro i limiti, senza forzature».
«Non bisogna fare confusioni – ribatte Roberto -bisognerebbe conoscere il singolo individuo senza giudicare un’intera comunità. Sono favorevole all’integrazione, stando attenti a quanti sotto le spoglie del bravo cittadino nascondono una volontà terrorista».
Alessandro ci pensa un po’ prima di parlare: «È stata un’esperienza utile. È necessario superare l’equazione islamico-talebano, fare tutti uno sforzo maggiore di comprensione e di ascolto e di adattamento alle abitudini. Ma non mi pare che a Gallarate ci sia un pericolo sociale».
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