Via ai saldi, i commercianti “incrociano le dita”
Sarà ancora una volta una "battaglia" tra negozi e colossi dell'on line: «È stato un autunno difficile - dice Angelucci - speriamo nello shopping di questi giorni»
Sabato 5 gennaio partono i saldi e sarà una gara “alla pari”: al nastro di partenza commercianti, grande distribuzione e colossi on line.
Un autunno non brillante per il settore calzature e abbigliamento della provincia di Varese (e non solo) e le responsabilità di un andamento davvero poco positivo sono abbastanza facile da individuare: lo shopping on line e …il meteo.
«Abbiamo avuto un settembre ed un ottobre davvero caldi – dice Giorgio Angelucci, presidente di Uniascom-Confcommercio e Federmoda oltre che storico commerciante varesino (nella foto)- Abbiamo risparmiato in riscaldamento e non abbiamo speso soldi nell’abbigliamento: è stato davvero un periodo non semplice per il nostro settore, ora speriamo nei saldi invernali».
In realtà molti negozi praticano già sconti e promozioni da tempo, una scelta dettata dalla necessità di “sopravvivere” a una concorrenza spietata e difficile da contrastare: «Gli acquisti on line ci stanno portando via grosse quote di mercato – spiega Angelucci – ed è difficile trovare una soluzione a questa tendenza che prende piede ogni anno di più.
Un’alternativa sarebbe che anche i piccoli negozi si attrezzassero e vendessero anche on line; certo non è semplice visto che richiede una vera specializzazione, ma in molti lo stanno già facendo. Resta il fatto che la potenza di un negozio tradizionale sarà sempre inferiore rispetto a quello di aziende come Amazon o Zalando, per fare due esempi».
Angelucci parla anche di una sperequazione fiscale: «Che questi colossi abbiano la sede legale all’estero, dove pagano meno tasse ed eludono il fisco, è noto da tempo ma l’Italia ha preso provvedimenti solo in tempi recenti. La web tax prevede un’imposta sulle vendite digitali del 3 per cento, un’imposta che dovrebbe colpire i giganti del web ma non credo sia sufficiente per riportare la situazione alla pari».
A tutto questo si aggiunge la concorrenza dei grandi centri commerciali ma anche di quelli più piccoli che ormai raggiungono i clienti “a casa”, a colpi di sms mirati: «A distanza di anni ci sono ancora code per raggiungere i negozi del centro di Arese -conclude Angelucci. Detto tutto questo però, non voglio però che si pensi che la situazione sia fuori controllo; abbiamo ben chiaro quali sono i problemi: dobbiamo solo cercare strategie e muoverci in una direzione che “legga” il cambiamento del mercato».
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