Comerio: «L’impresa rischia di rimanere sola»
Dall'assemblea generale di Univa un richiamo forte all'Europa. La preoccupazione degli industriali è chiara: evitare l'isolamento. Comerio auspica «candidature autorevoli» e sopratutto un commissario di peso, meglio se all’Industria
Chiudere il proprio mandato all’indomani delle elezioni europee in questa fase storica, non deve essere stata una passeggiata. Di certo Riccardo Comerio, presidente dell’Unione industriali della provincia di Varese, una volta visti i dati elettorali avrà potuto apprezzare il bicchiere mezzo pieno. L’ondata sovranista in Europa è stata arginata e i partiti tradizionali, Ppe, Socialisti & Democratici, Liberali hanno ancora la maggioranza. Se poi a questi di aggiunge l’exploit dei Verdi, antisovranisti per definizione, l’orizzonte sembra meno fosco, soprattutto per un territorio come la provincia di Varese che fa dell’export – pari a circa dieci miliardi di euro – un punto di forza del suo sistema industriale.
Comerio affronta il tema Europa a metà circa della sua relazione. Per gli industriali il mercato europeo rappresenta «un vantaggio competitivo fondamentale per sostenere e rilanciare lo sviluppo». Una partita fondamentale, dunque, che però deve tener conto di quanto accade in Italia, le cui scelte politiche degli ultimi mesi e in particolare la Legge di Bilancio vengono definite «deludenti». Incapacità di contenere il debito pubblico e scarsa attenzione alle imprese, le critiche principali. Nel governo della nuova Europa, Comerio auspica «candidature autorevoli» e sopratutto un commissario di peso, meglio se all’Industria, in grado di sostenere progetti costruttivi.
La preoccupazione degli industriali varesini è chiara: evitare l’isolamento. Dice Comerio: «Oggi più che mai, l’impresa rischia di essere lasciata sola. Se quattro anni fa il ruolo dell’impresa era solo un valore da riaffermare ora è anche un valore da difendere. E bisogna farlo avendo una visione e condividendo un progetto».

Il presidente di Univa ricorda che negli ultimi quattro anni si è passati da una debole crescita con una prospettiva che guardava con fiducia all’innovazione, alla rivoluzione tecnologica, ai cambiamenti strutturali come driver del sistema, a un clima di incertezza diffusa con forme di protezionismo. Una tendenza che vede l’Italia in buona compagnia di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. «L’economia è diventata una Cenerentola – continua Comerio – Il clima di sfiducia, di isolamento, di mancanza di stimoli, ha trasformato una tiepida crescita in una progressiva stagnazione».
UN TERRITORIO FORTUNATO
«La forza di ogni impresa si può sviluppare solo se è tutto il territorio a muoversi in consonanza ed in armonia». In questa visione, nessun attore deve essere dimenticato, dalla pubblica amministrazione alla scuola, dal sindacato alle banche. «Un territorio fortunato» lo definisce Comerio, per tradizione industriale, saper fare e innovazione. Sul fronte infrastrutture c’è ancora da fare a partire da quella «Pedemontana, fondamentale per collegare Malpensa a Bergamo, ma anche per completare la circonvallazione di Varese con la bretella verso la Svizzera. Un’opera ferma a metà che provoca mobilità a singhiozzo in una delle aree più densamente popolate di persone e di imprese d’Italia».
Il tema del lavoro, in questa ricerca dell’armonia territoriale ed europea, è centrale. «Avremmo bisogno di premiare la cultura del lavoro – sottolinea il presidente di Univa – invece prevale la logica dei sussidi, dei pensionamenti, delle elargizioni assistenziali. Mettere al centro l’impresa è voler mettere al centro il lavoro».
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