Si svuota il bosco della droga di Rogoredo. Ora occhi puntati sulle Groane
Dopo dieci mesi, lo sforzo coordinato delle forze dell'ordine ha ripulito l'area. Ma il rischio ora è che il mercato continui florido in altre zone suburbane. "Necessario affrontare il problema delle dipendenze".
Il bosco della droga di Rogoredo si svuota. Lo raccontano oggi i quotidiani milanesi, mettendo nero su bianco una tendenza degli ultimi mesi: la pressione mediatica, l’attenzione politica, la conseguente attenzione delle forze dell’ordine hanno reso più difficile agli spacciatori “lavorare” in quella zona
«Lungo via Sant’Arialdo, dove il guard-rail è rotto e l’apertura porta al boschetto di Rogoredo, c’è una scala che arriva al cavalcavia Pontinia. Ad ogni ora del giorno e della notte su quei gradini c’erano ragazzi tossicodipendenti che si iniettavano eroina. Oggi non c’è più nessuno. Sono deserti» racconta il reportage del Corriere della Sera.
La strategia delle forze dell’ordine e della Prefettura ha avuto successo, anche se la domanda di droga c’è ancora, il mercato è florido e si è trasferito altrove. In parte poco distante (in territorio di San Donato Milanese), in parte al capo opposto della “grande Milano”, nella zona del Parco delle Groane, già messa sotto osservazione negli anni scorsi.
È proprio qui che il comando Carabinieri di Milano ha già dirottato una parte delle proprie forze, in particolare verso aree in territorio di Garbagnate Milanese. Altre zone di spaccio note e attive sono quelle accessibili dalle stazioni della ferrovia Saronno-Seregno, che qualche estate fa s’ipotizzò di chiudere per arginare il fenomeno, con non poche polemiche su una scelta che sapeva di resa. Zone dove lo spaccio ha avuto anche come corollario episodi di violenza e regolamenti di conti tra spacciatori e con i clienti (nella foto: episodio nel marzo 2017, un morto e un ferito).
Va notato che non casualmente le zone di spaccio sono spesso accessibili con i treni suburbani: Rogoredo, essendo capolinea di molte linee, era l’area più comoda e veniva raggiunta anche da tossicodipendenti dalla provincia di Varese, come veniva raccontato dagli operatori di prevenzione e riduzione del danno attivi in zona.
«Che non si spacci a Rogoredo è bene ma non sposta di una virgola la necessità di affrontare il problema della droga e delle dipendenze», ha commentato l’assessore all’urbanistica di Milano Pierfrancesco Maran. Il Comune di Milano ha avviato anche alcune operazioni d’intervento urbanistico, come l’idea di insediare il Conservatorio nella “ex palazzina Chimici”, oggi abbandonata.
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