Un flash mob in difesa del diritto d’autore
Tanti flash che illuminano il buio: si è svolto nella serata del 21 luglio l'evento di portata nazionale che ha ricordato i diritti dei fotografi
Molti flash che si illuminano nel buio della piazza: è stato questo l’oggetto del flash mob messo in atto da una decina di fotografi che si è svolto questa sera, 21 luglio 2020 davanti a palazzo di Giustizia di Varese.
Una manifestazione che vuole difendere il diritto d’autore per chi lavora con la fotografia, ha portata nazionale e si è espressa anche a Varese grazie a fotografi come Daniela Boito, Francesco Marmino, Paolo Spiandorello, Paolo Biasibetti.
Ad organizzarlo, a livello nazionale, il Coordinamento delle Associazioni di Fotografi Professionisti, che raggruppano oltre diecimila fotografi professionisti in tutta Italia, ha avviato la campagna #IoLavoroConLaFotografia, per accentrare l’attenzione di pubblico e media sulla funzione irrinunciabile della fotografia come mezzo di comunicazione.
«La fotografia ed il video sono divenute mezzi di comunicazione importantissimi per tutti noi, diffusi tanto quanto lo è il linguaggio scritto e parlato. Allo stesso modo, esiste un manipolo di professionisti dell’immagine: fotografi, reporter, videomaker, postproduttori, eccetera che vivono del loro lavoro con le immagini, fisse o in movimento – spiegano gli organizzatori – Per questo condividiamo con tutti la bellezza e l’importanza del linguaggio fotografico, e ricordiamo tre aspetti importanti alla base di questo mondo: innanzitutto che le immagini trovate sul web non sono di tutti: hanno un autore a cui fare riferimento per l’utilizzo e vanno utilizzate solo immagini volontariamente concesse in uso, con licenza Creative Commons o simili. La seconda richiesta è che venga eliminata la categoria delle “semplici fotografie” rispetto alle “opere fotografiche” è anacronistica e quindi da eliminare. Gli organizzatori, chiedono che la fotografia sia giudicata sempre con pari dignità: così come la musica è sempre protetta, la letteratura è sempre protetta. Infine, i fotografi del coordinamento ricordano che la fotografia è una professione e il lavoro di chi produce immagini (fisse o in movimento) deve essere riconosciuto. La visibilità non è merce di scambio».
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