È una donna la tuta blu “più amata” dagli operai

Si chiama Chiara Cola, ha 35 anni ed è la delegata sindacale della Uilm. Nelle recenti elezioni della rsu (rappresentanza sindacale unitaria) della Whirlpool ha ricevuto ben 254 voti

Si chiama Chiara Cola ha 35 anni ed è la delegata sindacale che ha ricevuto più voti (254) nelle recenti elezioni della rsu (rappresentanza sindacale unitaria) della Whirlpool.
La prima volta che è entrata nella fabbrica di Cassinetta aveva solo 21 anni, un diploma di ragioneria in tasca e un contratto a tempo determinato. Destinazione reparto frigoriferi, catena di montaggio, dove ha lavorato fino a due anni fa, prima di ottenere il distaccamento sindacale.
Chiara Cola dice che questo exploit elettorale «non se l’aspettava», anche se nelle precedenti votazioni, aveva ottenuto risultati incoraggianti: 113 voti nel 2006 e 80 nel 2003. «Quando ho iniziato   – racconta la sindacalista – in fabbrica c’erano molti più anziani. Oggi la popolazione dei lavoratori è cambiata radicalmente, perché in tutti i reparti prevale la presenza dei giovani, con una media di 35, 40 anni. Per me è più facile avvicinarli perché abbiamo le stesse esigenze, viviamo gli stessi problemi e la stessa cultura».
Eppure, non voleva fare la sindacalista. Per Chiara, entrare a far parte della Uilm, è stato casuale, come avviene per molte altre cose della vita. Un incontro, una parola e parte la sfida.  «Io volevo fare l’impiegata, una roba classica come sognano molte ragazze. Poi in fabbrica sono stata avvicinata da alcuni colleghi che mi hanno coinvolta. Comunque, ho capito subito che fare la sindacalista non era per niente semplice: richiede tempo, disponibilità e pazienza».
Il sindacato non è tutto rose e fiori, soprattutto in un momento storico come questo dove la globalizzazione ha complicato tutto. «Nelle aziende, Whirlpool compresa, è cambiato il modo di lavorare e quindi è cambiato anche il modo di operare del sindacato. Da noi, ad esempio, ormai si lavora senza scorta di magazzino e il sindacato si trova a gestire i picchi di produzione, con tutto quello che comporta, a partire dalla cassa integrazione».
L’autonomia dalla politica è un punto su cui Chiara Cola insiste molto. Essere iscritti al sindacato, non significa più avere un “padrino politico” preciso, altrimenti il SinPa (sindacato padano, quello della Lega Nord) da queste parti avrebbe già spopolato.  «Non mi interessa sapere che tessera politica ha in tasca il lavoratore, perché penso che questa sia una fase nuova per le relazioni sindacali – conclude la delegata -.  A chi lavora in catena di montaggio l’ideologia non interessa. Il lavoratore cerca risposte molto concrete che devono avere una ricaduta sulla qualità del suo lavoro, come l’ergonomia della postazione e gli attrezzi che devono essere adeguati e sicuri. Sono aspetti che cambiano realmente la percezione del lavoro. Insomma, il mio compito è rendere la fabbrica sempre più vivibile».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 novembre 2009
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