A Sciarè non arrivano i profughi

Non arrivavano nemmeno prima, a dire il vero: Prefettura e gestore di richiedenti asilo avevano smentito, il sindaco dice che non si fida

Sciarè generica
Sciarè generica

A Sciarè non è previsto l’arrivo di nuovi richiedenti asilo. L’ipotesi è stata esclusa dal Prefetto, dal titolare della società che gestisce i profughi e alla fine è stata esclusa anche dal sindaco (che però non si fida), intervenuto a Sciarè per parlare con una riunione “autoconvocata” dai residenti del quartiere.

Ma allora perché 150 persone si sono presentate in strada, in via Andrea Doria, preoccupate dall’idea che arrivassero nello stabile ex Ricamificio Zibetti decine di richiedenti asilo? La manifestazione è stata più o meno “autoconvocata”: nel quartiere sono comparsi volantini anonimi, alcune pagine Facebook “d’informazione” hanno rilanciato il messaggio.

Di certo c’è che lo stabile è stato acquistato dalla Kb srl, una società privata che opera con diversi Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria) in provincia, due dei quali a Gallarate. «Non abbiamo intenzione di portare alloggi» ha spiegato a Varesenews, martedì, il gestore, Roberto Garavello della Kb. Garavello ha spiegato di aver acquistato lo stabile per  installare gli uffici e spazi per «nuovi progetti», come la scuola d’italiano per i profughi già ospitati in zona stazione e a Madonna in Campagna. Lo stesso messaggio è stato riportato anche da Roberto Bertoglio, il presidente della Consulta Cedrate-Sciarè che (contattando anche Garavello) si è mosso per capire quali fossero realmente i termini di una questione che veniva dipinta come una certezza.

Fin qui la voce di chi è nel settore (redditizio) dell’accoglienza privata. Non è stata però l’unica smentita: «Ho avuto un colloquio con il Prefetto che mi ha escluso l’intenzione di inserire nuovi richiedenti asilo a Gallarate» spiegava martedì pomeriggio Angelo Senaldi, deputato Pd gallaratese che si è attivato anche presso i Ministeri (Interno e Istruzione) per capire alcuni aspetti della vicenda (per esempio l’attivazione del centro per l’insegnamento dell’italiano).

E, infine, anche il sindaco Andrea Cassani ha spiegato di aver ricevuto informazioni simili. «Il Prefetto mi ha scongiurato che qui non verranno a vivere profughi. Non escludo che l’edificio venga utilizzato per servizi sanitari ed educativi». Fin qui la concretezza della vicenda. Di fronte agli abitanti di Sciarè, poi, Cassani ha anche detto che non si fida («anche a Madonna in Campagna avevano detto che i profughi non sarebbero arrivati») e ha approfittato per un intervento polemico: «Dato che sono sindaco “fascista e antidemocratico”, siccome sono un sindaco “razzista” – ha proseguito sarcastico – ho ricordato al Prefetto che ci sono Comuni Pd che non hanno neanche un profugo».

Cassani ha poi polemizzato poi con il governo «non eletto» e ha detto che «il Prefetto è ragionevole [ma] fa da agente turistico per queste risorse boldriniane» (i richiedenti asilo e gli immigrati in genere, nel linguaggio dei militanti leghisti).
Cassani ha poi detto che non ha competenza diretta sull’inserimento di profughi, chesi opporrà agli invii («se me li mandano m’incateno») e che riserverà attenzioni particolari alla Kb srl: «ho già annunciato alla KB che andrò a controllare il capello, che valutino loro se  andare in un altro Comune».

La Kb è il principale gestore di richiedenti asilo in provincia, avendo affidati diversi Cas (Centri di accoglienza straordinaria). I Cas – affidati a privati, cooperative, albeghi, società di capitali come la Kb – vengono attivati per rispondere all’emergenza, anche se ormai di “straordinario” non c’è nulla (qui il quadro dei profughi in provincia, novembre 2016).

L’alternativa istituzionale sono gli Sprar, i progetti di accoglienza che coinvolgono direttamente i Comuni nella gestione del fenomeno, offrendo maggiori garanzie. Attualmente i Comuni in provincia sono solo quattro (Tradate, Comerio, Maccagno con Pino e Veddasca, Malnate, tutti con amministrazioni d’area centrosinistra; c’è un interesse anche a Castellanza). L’ipotesi di una gestione mediante Sprar è stata ripresa anche dal consigliere della lista civica Gallarate 9.9, Rocco Longobardi, presente come “osservatore” a Sciarè: con lo Sprar «si potrebbe cercare di creare unità più piccole senza creare quelli che sono destinati a diventare veri e propri ghetti». Perchè se i richiedenti asilo non arriveranno a Sciarè, il fenomeno comunque esiste e tocca altre zone della città: meglio governarlo che subìrlo, dicono le opposizioni.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 24 maggio 2017
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