Soldi in cambio della sanatoria. Immigrato denuncia il ricatto
Sempre lo stesso il ricatto: documenti a pagamento per il permesso. La squadra mobile arresta imprenditore di 47 anni
| Tenta di approfittare della sanatoria ma finisce in manette. E’ successo a Luino, dove un imprenditore edile di 47 anni, Antonio Puja, è stato arrestato con l’accusa di estorsione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dopo aver chiesto a un marocchino di 30 anni denaro per le pratiche di regolarizzazione.
Il lavoratore magrebino vive nel nostro paese da tre anni e ha sempre effettuato lavori in nero in condizione di clandestinità. Qualche mese fa, viene a sapere da altri stranieri che in città ci si può rivolgere al Puja per farsi mettere in regola, anche senza aver materialmente lavorato per la sua impresa. Il marocchino lo contatta e gli paga 2700 euro per l’avvio della pratiche. A metà della procedura l’imprenditore edile inizia però a ricattarlo, chiedendo altri soldi per non interrompere la procedura. A quel punto il marocchino si rivolge alla Polizia. I due si incontrano in un bar di Luino. Si spostano nel furgone dell’italiano, dove l’immigrato gli consegna 2800 euro; entrano in azione gli agenti della squadra mobile della Questura di Varese. Antonio Puja viene arrestato, su richiesta del pm Anna Giorgetti, e portato in carcere. Il caso di Luino alza il velo su una realtà di ricatti e intimidazione a margine della sanatoria. Casi circoscritti, ma che rivelano come spesso si sia cercato di approfittare della legge per fare soldi. Dall’inizio della procedura, prevista dalla Bossi-Fini, sono già almeno cinque gli arresti per tentata estorsione nel Varesotto e nel Gallaratese. Il meccanismo è sempre lo stesso. Per ottenere il permesso, la legge prevede che sia il datore di lavoro a chiedere la regolarizzazione. Un obbligo che a volte favorisce l’inserimento di italiani senza scrupoli. |
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