Patrimonio artistico: porte aperte ai privati
Una fondazione si occuperà di organizzare eventi culturali e gestire immobili. Così l'amministrazione punta a risolvere il problema della tutela di ville storiche e degradate
Beni artistici e culturali: spazio ai privati. Potrà gestire eventi culturali come mostre o festival, ma anche ville storiche, musei, gallerie d’arte. Questo potrà fare la Fondazione che rappresenta uno degli obiettivi dell’amministrazione comunale di Busto Arsizio. Al progetto si comincerà a lavorare a partire dal gennaio prossimo, ma la volontà dell’amministrazione comunale è già stata espressa, nero su bianco, dall’assessore alla cultura Alberto Armiraglio che ne ha parlato durante la presentazione del Pisl (piano integrato di sviluppo locale).
«La costituzione della fondazione sarà anche fra gli obiettivi elencati nella mia relazione sul bilancio e si tratta di una progetto al quale abbiamo iniziato a lavorare da poco – spiega l’assessore – abbiamo pensato che potrebbe essere il contenitore di iniziative e attività da gestire, potrebbe occuparsi di ville cittadine, sale e teatri, oppure possedere quadri». Secondo l’assessore la fondazione avrebbe il vantaggio di potere attirare fondi pubblici, ma anche privati come quelli elargiti dalle banche.
Le tappe della sua costituzione trovano posto nell’agenda dell’assessorato a partire dall’anno prossimo. Intanto è cominciato lo studio delle soluzioni su possibili bozze di statuto e anche timidi sondaggi fra i possibili interessati.
E così il comune potrà risolvere anche il problema della tutela del suo numeroso patrimonio fatti di ville antiche, come villa Calcaterra e Radetzky, o altri immobili che oggi le finanze dell’amministrazione non riescono a riportare all’antico splendore. Fra i compito della Fondazione potrà infatti esserci anche quello di adottare il patrimonio comunale, metterlo a nuovo e poi gestirli di suo pugno.
Così il patrimonio artistico e culturale della città entra a tutto diritto nell’interesse dei privati. Un provvedimento che va di pari passo con il Codice dei beni culturali, che il governo varerà entro gennaio e che permetterà ai privati di entrare nella gestione di musei e siti archeologici.
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