«Piano strategico, occorrono soldi e un cambio di mentalità»

Intervista a Bruno Gabrielli, tra gli artefici della rinascita di Genova, capitale europea della cultura 2004

Tre volumi, tre, contenenti gli articoli usciti solo negli ultimi tre mesi e solo sulla stampa internazionale relativi a Genova. Certo, la città della lanterna è la capitale europea della cultura del 2004, ma per Bruno Gabrielli, docente ordinario di urbanistica presso la facoltà di architettura di Genova, nonché dal 1997 assessore all’Urbanistica e Centro Storico del comune e dal 2001 alla Qualità Urbana e Politiche Culturali, parte del merito va all’eco mediatica della riprogettazione dell’area urbana; quanto può racchiudersi dentro quel concetto, per molti aspetti vago almeno per il grande pubblico, definito Piano Strategico. 
Gabrielli è stato ospite dell’Università dell’Insubria proprio per enucleare gli ingredienti maggiori ed alcuni dei risultati più visibili del piano strategico genovese. Un tema, quello della riqualificazione strategica, su cui anche l’amministrazione di Varese sta lavorando in collaborazione, tra le altre, con l’Università. 
E’ possibile, professor Gabrielli, ipotizzare confronti tra quanto si sta muovendo sul territorio varesino e quanto è avvenuto in altre realtà?
"Premetto che non conosco bene i termini dell’attività qui a Varese e quindi non posso pronunciarmi. Occorre tuttavia distinguere: a Varese mi pare si stia formando un disegno di aggregazione sovracomunale, con diversi comuni interessati, un disegno a largo raggio con una prospettiva di tempi lunga, in un quadro di ridefinizione socio-economica in senso ampio del termine di tutto il territorio. Per Genova si è trattato di un piano comunale, seppur con coinvolgimenti altri, la Regione, l’Università, l’autorità portuale. Ormai il piano di Genova è in buona parte concluso. La scadenza era il 2004; la seconda parte si compirà entro il 2010".

Architetto affermato a livello internazionale, teorico ascoltato della valorizzazione dei centri storici, amministratore in una esaltante fase storica per la sua città. Per la sua esperienza, quanto un piano strategico può vivere di vita propria, con un normale corso amministrativo e quanto invece necessità di un innesco forte?
"Certamente i grandi appuntamenti sono uno stimolo fortissimo: Genova ha organizzato le Colombiadi, ha ospitato il G8 e oggi è capitale d cultura. Queste tappe ci hanno aiutato, non tanto per le risorse che ci hanno garantito, quanto per la rinascita di uno spirito psicologico diverso. Una nuova mentalità positiva che ha innestato un processo virtuoso".

Eppure un sondaggio Demoskopea di fine 2003 ha segnalato che Genova per il turista è sopratutto l’Acquario, che la città ha ancora scarso appeal al di là degli Appennini ma anche tra gli stessi abitanti.
"I genovesi sono mugugnoni, vedono sempre il bicchiere mezzo vuoto. Devono toccare per credere. Ma già in questi mesi le cose sono fortemente cambiate. Giorni fa mi hanno consegnato tre volumi interi che racchiudono gli articoli apparsi sulla stampa internazionale. Se non è ritorno di immagine questo…"

Quali, in sintesi, i risultati raggiunti sin qui dal piano strategico genovese?
"Il presupposto del piano è la diversificazione e lo sviluppo; per raggiungere i due obiettivi abbiamo predisposto due  direttrici: una grande manutenzione urbana, vale a dire la riqualificazione degli spazi pubblici della città; il secondo è il piano dei grandi interventi: i tre poli museali, per esempio. 
C’è poi un terzo progetto, privato, ma promosso dall’amministrazione sul Ponte Parodi dove sorgerà una struttura totalmente dedicata al tempo libero, ai giochi, allo sport, alla musica con l’auditorium. Una architettura moderna, affascinante dell’architetto olandese Ben Van Berkel, sul modello del Guggheneim di Bilbao. Se pensa che a Bilbao transita un milione e mezzo di turisti per un solo museo…non potevamo essere da meno".

I costi del piano?
"Fino ad oggi, metropolitana compresa siamo sui 600 miliardi di vecchie lire; arriveranno a mille nel 2010".

Finanziamenti di che tipo?
"Pubblici e privati. Fondi statali, circa 120 miliardi per i tre appuntamenti di cui parlavamo, fondi europei, in larghissima parte, grazie ad Urban 1 e Urban 2. Abbiamo messo in piedi un autentica task force di funzionari che si occupa prevalentemente di reperire i finanziamenti europei. E poi privati, banche sopratutto e imprenditori marittimi".

Renzo Piano, Germano Celant…avete anche grossi nomi da spendere. 
"Eh sì, sotto questo aspetto siamo ancora più ricchi"
 

 

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Pubblicato il 07 Giugno 2004
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