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«Non ho niente da commentare, da quel poco che ho letto mi sembrano non notizie». Caterina Ciampoli, la direttrice del carcere di Busto Arsizio prova a minimizzare, «non ho ancora letto i giornali», ma la giornata di ieri deve essere stata una di quelle che si ricordano. L’affondo portato alla sua conduzione del penitenziario dai consiglieri regionali Martina e Litta Modigliani qualche segno lo ha lasciato. «Sono tranquilla, non ho nulla da temere dalla denuncia annunciata dai consiglieri, ma ormai il danno è fatto». Il danno è il doversi difendere dalle accuse di gestione autoritaria e mancato rispetto per i diritti dei detenuti: visite e colloqui negati, privazione di libri richiesti, in generale un atteggiamento vendicativo rivolto tanto ai carcerati quanto al personale della struttura. Un atteggiamento che i due politici in visita fanno risalire al reintegro della direttrice al vertice della casa circondariale, il 3 maggio scorso. «Mi paiono affermazioni senza contenuto, solo diffamatorie nei miei confronti. Mai avuto un atteggiamento vendicativo, a maggior ragione con i detenuti». Nel merito Caterina Ciampoli rigetta l’accusa di avere negato visite o colloqui all’interno del carcere. «Non nego che ci siano stati divieti, ma ogni richiesta che mi viene fatta ha la sua precisa motivazione che deve essere valutata e approvata. La decisione finale poi rientra nelle competenze discrezionali del mio ruolo». Discrezione, non arbitrio capriccioso o vendicativo, sottolinea più volte la direttrice, massimo dirigente dell’istituto di pena bustocco dal giugno 1998. Quanto ai sospetti più gravi, quelli legati a possibili inibizioni a visite mediche e a farmaci negati, Cristina Ciampoli cade dalle nuvole. «Un’altra notizia priva di fondamento, non è proprio tipico del mio modo di fare». L’intenzione dei due politici è quella di denunciare entro sabato la direttrice. Una intenzione che sembra essere stata appoggiata da una raccolta firme portata avanti dai detenuti. «Non ho visto queste carte – confessa la dirigente – quindi non posso confermare la cosa. Mi sembra difficile tuttavia che si sia organizzata una raccolta di firme e io non ne sia venuta a conoscenza in qualche modo». Tranquillità, amarezza, ma anche la consapevolezza che un dado è stato tratto: «Fino ad oggi mi sono sempre rifiutata di dare il via ad una guerra di carte bollate. Oggi non più. Ho già querelato i due consiglieri. Devo tutelarmi».
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