Accam: “La Voce della Città” contro tutti
Il movimento di Audio Porfidio denuncia la cattiva gestione dell'impianto, ma attacca anche la convenzione Busto-Accam e i Comitati
Egregio Direttore,
ACCAM: impianto fermo e temporaneamente sotto sequestro. Manutenzione insufficiente o carenze non rilevate durante l’ultima costosa revisione effettuata abbastanza di recente? Allo stato attuale, con i rifiuti in lista d’attesa degli altri Comuni, che pare siano stati dirottati verso altre ubicazioni (ma quali?), sembra quasi di essere stati proiettati in quel futuro 2013 previsto come termine ultimo per l’arresto definitivo dell’esercizio dell’impianto di Borsano.
/>Strana coincidenza e, oltre tutto, strano preavvertimento, quelli di un impianto che fa le bizze proprio nel mentre si tenta di formalizzare definitivamente il contenuto della ormai famosa discussa convenzione tra i consorziati e la S.p.A.
Uno degli aspetti meno coerenti, in tutta la vicenda ACCAM, che si trascina da trent’anni a questa parte, è quello rappresentato dalla posizione assunta dai cosiddetti “comitati spontanei”, i quali, se avessero veramente voluto tutelare la salute dei cittadini, non sarebbero dovuti intervenire pro o contro la suddetta convenzione, bensì avrebbero dovuto attivarsi già da molti anni perseguendo rigidamente la richiesta della risoluzione di un patto consortile con effetti ormai solo devastanti.
Altrettanto dicasi per le Giunte amministrative susseguitesi nell’arco di almeno quindici anni a questa parte. Un mega-impianto per il fabbisogno di 27 Comuni, sorto all’inizio degli anni settanta, quale antesignano nella zona per risolvere il problema dei rifiuti, poteva anche essere giustificato, sebbene non mancassero già allora gli esempi noti da altri Stati in cui Comuni di media portata gestivano autonomamente impianti meno costosi e già in grado di effettuare le debite trasformazioni con il minimo inquinamento e con il ricupero di fabbisogno calorico per teleriscaldamento.
In altri termini faceva comodo mantenere la gestione proficua di apparecchiature di cui non si conoscevano i costi di manutenzione né gli utili, ma solo che tanti danni hanno provocato all’ambiente. Non si sa se per calcolo o altro, si è sempre evitato accuratamente di dirigere l’attenzione sulle nuove tecnologie con le quali limitare ai soli rifiuti di Busto un’applicazione cosiddetta polifunzionale. Questo avrebbe anche contribuito a sollecitare altri grandi Comuni a muoversi nella stessa direzione, considerato che la Provincia ancor oggi è incapace di varare un piano di smaltimento razionale valido per tutto il territorio. Possiamo soltanto figurarci che cosa avverrebbe, nelle attuali condizioni, se dovessimo dirottare la nostra spazzatura verso i Comuni di Legnano o di Gallarate, qualora essi fossero dotati anche minimamente di impianti simili a quello dell’ACCAM.
Le concIusioni di quanto espresso sopra sono che il difetto sta nel manico, cioè nell’Amministrazione Comunale di Busto che si gingilla con una convenzione scaricabarile, che i cittadini di Borsano e limitrofi hanno tutte le ragioni nel dire basta ad un impianto di quelle dimensioni che accoglie i rifiuti degli altri e che i famosi comitati spontanei dovrebbero dedicarsi alla perorazione di cause di più agevole trattazione.
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