L’omicidio di Matilda, un delitto che ha scosso le coscienze
Ad uccidere la piccola sarebbe stata, secondo i magistrati, la madre, Elena Romani, ora detenuta a Torino
Secondo le risultanze dell’autopsia, ad uccidere la piccola sarebbe stato un trauma alla regione lombare, che le avrebbe causato la rottura di un rene e del fegato, con la conseguente fatale emorragia interna. Per i magistrati della Procura di Vercelli sarebbe stata la mamma, Elena Romani, a colpire la piccola con un calcio, esasperata dopo che aveva vomitato su un divano, o forse a seguito di un litigio con il convivente. Infatti questo emergerebbe dalle intercettazioni telefoniche trapelate ieri, in cui la donna, arretsta il 14 luglio dopo delicate indagini, non si dava pace: "Matilda, non posso pagare per una cosa che non volevo fare. Non posso credere di aver dato un calcio alla mia bambina, è copa di Antonio" avrebbe detto la donna in una conversaizone telefonica.
La donna per ora resta in carcere con l’accusa di omicidio volontario. Anche il convivente risulta tuttora indagato – la stessa accusata e i suoi avvocati hanno tentato a più riprese di addossargli la responsabilità di quanto accaduto – ma la sua posizione sembrerebbe più defilata, se non marginale rispetto a quella della convivente. Così come la Romani ha cercato di incolpare Cangialosi, questi ha ricordato con i magistrati alcuni episodi della breve convivenza tra i due (conosciutisi solo nel gennaio scorso a Malpensa): secondo Cangialosi Elena avrebbe mostrato una certa freddezza verso la bambina, e il giorno del delitto avrebbe indossato dei sabot con la punta rinforzata in metallo. Alla fine restano tanti dubbi, tante domande, una sola certezza: la piccola Matilda non c’è più.
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