Un varesino re d’Inghilterra
Marco Belli ha trionfato nel campionato inglese di Short Track con tre vittorie e quattro podi su sette gare
Scunthorpe, località inglese ad est di Leeds e Sheffield, domenica 2 ottobre. Sullo speedway cittadino lo Union Jack viene ammainato per far posto ad un tricolore italiano che si staglia su uno sfondo nuvoloso. Il merito è di Marco Belli (foto a lato), 34 anni, varesino che ha appena conquistato la corona di campione inglese di short track e con essa la settima ed ultima tappa del campionato. Dietro di lui due leggende locali, Peter Boast e Tim Greig.
La corona di "re d’Inghilterra" è solo l’ultimo alloro, probabilmente il più prestigioso, conquistato dal pilota varesino che ha deciso di sfidare gli inglesi dopo i titoli tricolori di questa specialità ricca di adrenalina, vinti nel 2000 e nel 2001. «Ho scelto di correre in Inghilterra perché, tra i circuiti europei, è la nazione nella quale si pratica un tipo di short track più simile a quello originale, quello americano. E poi cercavo nuovi stimoli dopo le vittorie in Italia: ho prima provato con il campionato tedesco e con l’europeo, poi ecco l’Inghilterra dove ho potuto sfruttare al meglio le mie caratteristiche».
Marco ora è tornato a Sant’Ambrogio, al lavoro nell’azienda di famiglia che è anche (con il marchio Voxbell) il suo primo sponsor. Da lì è partito per sette weekend a bordo del suo furgone per andare Oltremanica: sette trasferte da tremila chilometri l’una per correre sulle piste di terra che ospitavano le tappe del campionato. «Per la verità i viaggi sono stati otto, visto che in un’occasione ha piovuto a dirotto e la gara è stata rinviata – spiega Belli – Ma non importa: ho puntato tutto su questa stagione ed ero conscio delle difficoltà. E devo dire che ne è valsa la pena».
Se i viaggi sono stati pesanti una volta sul circuito però è tornato il piacere di correre. «Gli inglesi, in pista sono molto determinati, aggressivi. Ma una volta tagliato il traguardo si sono dimostrati persone con un senso dell’ospitalità incredibile, basti pensare che per due volte sono stato ospitato dal mio rivale più acerrimo per la conquista del titolo, Tim Greig. E poi ho trovato supporto anche dai tecnici: sul furgone ho sempre portato con me due moto e l’occorrente per le riparazioni, ma non avevo i meccanici al seguito (ad accompagnare qualche volta Belli sono stati la moglie e gli amici Elvio Bottini e Dario Magnoni ndr). Così in un paio di circostanze sono stati i tecnici degli altri piloti a darmi una mano a sistemare i problemi».
Sulla terra battuta però Belli (foto sopra: sul podio di Scunthorpe) non ha avuto rivali: su sette gare ne ha vinte tre (Kings Lynn, Sheffield e, appunto Scunthorpe), centrando il podio nelle altre quattro occasioni a bordo della sua Harley Davidson. «La mia moto (foto sotto) è un’Harley spinta da un monocilidrico Rotax, assemblata dal telaista americano Wood, su indicazione della casa madre. La cilindrata è di 676 centimetri cubici, il motore è un quattro tempi che sviluppa circa sessanta cavalli».
Marco, varesino purosangue, è "nato" dal punto di vista motoristico sulla pista di Castiglione Olona, la prima in Italia ad ospitare questa disciplina. «Iniziai a provare a Castiglione da giovanissimo, a bordo di una Cagiva Aletta Rossa stradale alla quale toglievo i fanali per correre. Poi, quando smettevo di girare, li rimontavo per tornare a casa. Grazie a quella pista ed al Moto Club il Varesotto è la patria dello short track italiano. Purtroppo però questa disciplina ha pochissimi sostegni a livello federale, e paga la concorrenza con lo speedway con il quale non corre buon sangue».
Anche nelle parole di Marco tornano le note amare che accomunano un po’ tutte le discipline minori quando si parla di soldi. «Se non avessi un’attività in proprio, con i miei familiari, non mi potrei permettere queste corse. Ogni trasferta in Inghilterra costa tra i 900 e i 1.000 euro, la visibilità non è molta e così gli sponsor non distribuiscono grandi cifre. Per fortuna ho una serie di aziende che mi sostengono e che ringrazio (Taddy’s Harley Davidson, Super Help, Voxbell, Ariete, Outburn, Quat-d,Nolan e Arsenik); con il loro aiuto e con l’assegno che ha accompagnato il titolo inglese arrivo a coprire il 50% delle spese. L’obiettivo delle prossime stagioni è quello di arrivare a non avere più perdite». E intanto Belli si fa conoscere anche attraverso la stampa specializzata: «È vero, non mi accontento di apparire ogni tanto in foto ma sto anche collaborando con un paio di riviste mensili. Una è italiana, Hi-Power, e vende 90mila copie al mese; l’altra è addirittura americana, Flat Track Illustrated, e viene spedita agli abbonati sparsi in tutto il mondo. In questo modo tengo anche allenato il mio inglese». Un esercizio utile, visti i programmi futuri. «Vero: a marzo andrò a Daytona insieme a Greig e Boast per correre alcune gare del circuito americano. Per me sarà un ritorno, perchè quest’anno sono stato a Nashville per correre in supermotard».
Poi dalla prossima primavera, sarà di nuovo Inghilterra: c’è la tabella numero uno – e relativa corona – da difendere.
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