La campagna elettorale con duecento euro? Si può fare
Marta Tosi e Paolo Zuffinetti di Alterlist, candidati con l'Ulivo, hanno calcolato i costi della campagna e le possibilità di sostenerla per chi è povero di mezzi
Una delle cose che saltano facilmente all’occhio, parlando di politica, sono i costi delle campagne elettorali. È possibile fare una campagna elettorale povera senza che questa diventi una povera campagna elettorale? Per Marta Tosi e Paolo Zuffinetti di Alterlist la risposta è sì.
“Chi non ha soldi abbia gambe, dicevano” scrivono gli interessati, riferendo il modo in cui sono giunti ad affrontare il problema di pubblicizzare le proprie candidature senza avere a disposizione i mezzi dei grandi partiti organizzati. Con un gruppo di amici Tosi e Zuffinetti due anni fa hanno iniziato a cercato una risposta al problema, mettendo in piedi un piccolo "laboratorio di riflessione" sui temi più urgenti per la città.
“Siamo partiti con largo anticipo, anche se siamo poi stati presi in contropiede dalle elezioni anticipate" dichiarano i due moschettieri d’assalto dell’associazionismo. "Siamo giunti alla conclusione che questa città, come è stata governata fino ad ora non ci rappresenta, non risponde ai nostri bisogni ed alle necessità dei nostri concittadini". Da qui la costituzione dell’associazione Alterlist, la riflessione e la scelta di lavorare "a fianco e dentro i partiti, senza inventare scorciatoie come le liste civiche". Anche perchè Tosi e Zuffinetti credono fermamente nel ruolo centrale "che i partiti hanno e devono avere in una sana democrazia". Col che si spiega l’adesione alla lista dell’Ulivo. Fin qui la teoria e gli antefatti: ma la prassi? Come si può far campagna elettorale con pochi soldi? Ecco la strategia: “Abbiamo potuto investire circa duecento euro ognuno, spesi soprattutto nella stampa dei ‘santini’ e nelle fotocopie del programma. Ci siamo basati su mezzi ‘poveri’ come il passa parola o l’invio di e-mail (gratuiti per definizione) e abbiamo per fortuna potuto contare sull’appoggio di tanti che si sono fatti testimoni lasciandosi coinvolgere nel progetto e hanno condiviso la nostre idee”. Queste sono state elaborate nell’ottica di riavvicinare la politica alla gente, ma anche di non temere di "sporcarsi le mani" con l’impegno in questo campo. "Un intenso lavoro che ha portato a definire le priorità di quella ‘Città che vorremmo’" raccontano i volenterosi candidati, "scommettendo che le parole e le idee valgano ancora di più degli slogan urlati e dei manifesti tappezzeria della città". La posta elettronica, le fotocopie, il passaparola e le forza delle idee, dunque, contro i "cannoni" della concorrenza "armata" di manifesti tre per sei, "santi in paradiso" e "potenza di fuoco" mediatica…. Auguri.
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