Ottolini: “Barasso deve saper guardare oltre i propri confini”

Il candidato sindaco di "Insieme per Barasso" pensa in grande e sogna una Barasso patrimonio dell'umanità

La direzione del Centro tessile cotoniero e abbigliamento prima e dell’Associazione piccola e media industria di Varese poi. L’ impegno a Bruxelles nel Comitato consultivo della ricerca europea, fino ai recenti incarichi nell’associazione “Varese europea” e l’Assessorato alla cultura nel Comune di Varese. Enrico Ottolini (foto), laureato in ingegneria e libero professionista, dopo tanti ruoli di rilievo nel capoluogo, oggi corre per la poltrona di sindaco della sua Barasso. A sostenerlo la lista “Insieme per Barasso”, la stessa con cui il primo cittadino uscente Paolo Zanzi ha governato per due mandati di fila.

 

Un’eredità importante, ingegner Ottolini.

La nostra squadra è composta da persone accomunate da valori e principi di solidarietà sociale, vogliamo continuare sulla strada intrapresa in quest’ultimo decennio, non a caso tra i candidati ci sono quattro persone legate all’esperienza Zanzi tra assessori e consiglieri uscenti. Puntare sulla continuità non significa però conservazione, ma insistere nel rinnovamento.

 

Quali proposte innovative dunque, per Barasso?

Vogliamo avviare l’esperienza del bilancio sociale in collaborazione con l’Università dell’Insubria, a partire dal 2007, per fornire informazioni più semplici ed immediate rispetto ai dati economici che provengono dalla contabilità. Inoltre, vogliamo istituire un’indagine annuale sulla soddisfazione dei cittadini riguardo all’attività dell’amministrazione comunale.

 

Altre idee per un’ulteriore sviluppo del paese?

Innanzitutto intendiamo portare l’imposta Ici ai minimi consentiti dalla legge. In secondo luogo vogliamo riconvertire l’area industriale, incoraggiando le attività artigiane e sfruttando la vicinanza con la stazione per sviluppare un polo del terziario. Avremo cosi più spazi per valorizzare quanto gia esiste in paese e la possibilità di riportare la scuola elementare a Barasso. Abbiamo poi una serie di proposte per gli anziani, come un corso di informatica per la terza età. Vogliamo quindi investire sulla cultura, realizzando in paese una serie di eventi che valorizzino le eccellenze del territorio e siano elemento di attrazione ed aggregazione. Barasso non deve essere un dormitorio, anche se bello e tranquillo, il nostro compito è dunque quello di mettere a disposizione una serie di attività e servizi che rendano viva e partecipata la nostra comunità.

 

Un programma ambizioso, ma dove pensate di trovare le risorse per realizzare tutte queste cose?

Innanzitutto mettendosi d’accordo con i comuni limitrofi. Ci sono infatti non solo servizi come la Polizia locale ed i trasporti, ma anche funzioni di personale amministrativo che possono essere condivise. Un piccolo paese come Barasso deve essere in grado di guardare più in là del proprio orizzonte. Le risorse del territorio sono quelle che sono, un’amministrazione capace deve saper trovare finanziamenti altrove. Penso ad esempio ai progetti della Comunità europea, alla comunità di lavoro della Regio insubrica ed a tutte quelle realtà virtuose di carattere locale e nazionale con cui un paese deve saper dialogare. Barasso, per fare un esempio concreto, potrebbe essere inserito nel piano di gestione del territorio del Sacro Monte tutelato dall’Unesco come “Patrimonio dell’Umanità”, si tratterebbe di una notevole valorizzazione del suo patrimonio paesaggistico e ambientale.

 

Non sta facendo il passo più lungo della gamba?

Nessuno qui ha la bacchetta magica, è chiaro che per raggiungere certi risultati ambiziosi bisogna lavorare tanto e bene. La cosa più importante, però, è avere come sindaco una persona che abbia autorevolezza al di fuori dei confini comunali, una persona in grado di tessere rapporti con tutti gli enti e le associazioni di cui abbiamo parlato prima. E penso che io, con la mia storia personale, i viaggi che ho fatto per lavoro e gli incarichi tecnici e politici che ho assunto nel corso degli anni, sia la persona adatta a ricoprire questo ruolo.

 

Per la verità questa sua dimensione “internazionale” rischia di rivelarsi un boomerang più che un valore aggiunto. Alcuni, ad esempio, le rimproverano di essersi candidato anche a Varese come consigliere: non ha veramente a cuore le sorti di Barasso, dicono.
Sbagliano, il mio impegno per Barasso non è in discussione. La candidatura a Varese la considero come una giusta e doverosa verifica sul mio operato, in una città che mi ha chiamato a fare l’assessore. Anche se venissi eletto in Consiglio comunale opterei comunque per la carica di sindaco di Barasso che, in caso di contemporaneo buon risultato anche a Varese, sarebbe solo più rafforzata: sapere che il primo cittadino di un piccolo paese è conosciuto e stimato nel comune capoluogo è solo un fatto positivo.

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Pubblicato il 16 Maggio 2006
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