Regione, nessuna proroga per i phone-center
Il 22 marzo chi non è in regola dovrà chiudere
Non ci sarà nessuna proroga per i gestori di phone center e nessuna modifica alla legge regionale che stabilisce le norme per l’insediamento e la gestione dei centri di telefonia in sede fissa. Lo ha stabilito oggi il Consiglio regionale, approvando a maggioranza (33 voti a favore, 27 contrari, 1 astensione) la proposta del relatore del provvedimento e presidente della Commissione “Attività produttive” Carlo Saffioti (FI).
Il 22 marzo tutti i phone center che non rispettano le norme previste dalla legge, dovranno chiudere. In tale data entrerà infatti in vigore la legge regionale che prevede tra l’altro cabine di un metro per tutti i phone center e la presenza di almeno due bagni nei locali al di sotto dei 60metri quadrati e di almeno tre in quelli con una superficie superiore.
In occasione della seduta di Consiglio regionale del 20 febbraio scorso i gruppi consiliari di centro-sinistra avevano annunciato la presentazione di un progetto di legge per chiedere che l’entrata in vigore delle norme fosse rimandata di un anno, sollecitando anche la discussione di alcune modifiche a una legge secondo loro troppo restrittiva e discriminante.
Sotto accusa, secondo gli esponenti dell’opposizione, era in particolare l’articolo 7 della legge, che vieta ogni rilocalizzazione o nuova apertura di phone center fino all’adozione da parte dei Comuni di una serie di atti specifici di PGT (Piano di Governo del Territorio), adottati ad oggi secondo una indagine Anci solo dal 15% dei Comuni lombardi.
La richiesta di proroga avanzata dal centro-sinistra è stata bocciata dalla maggioranza perchè considerata, come hanno sottolineato nei loro interventi alcuni esponenti del centro-destra, non in grado di risolvere il problema, limitandosi semplicemente a rimandarlo, e per rispetto verso chi nel frattempo ha adeguato le proprie strutture a norma di legge.
In Lombardia si calcola che i phone center tuttora in attività sarebbero circa 2mila e 400, dei quali oltre 700 a Milano. Attualmente solo il 15% sarebbe in regola con le norme dettate dalla legge regionale e che entreranno in vigore dal 22 marzo. Gli altri hanno tempo dieci giorni per adeguarsi, pena la chiusura.
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