Tosi: “Costruiremo un grande partito democratico”
Il segretario dei Ds verso una riconferma con una maggioranza schiacciante
"I partiti così come sono potrebbero andare avanti tranquillamente. Noi stiamo investendo su un nuovo soggetto politico perché quelli attuali sono troppo piccoli per poter governare il Paese. È un investimento sul futuro". Stefano Tosi, eletto segretario provinciale dei Ds nel 2004 non ha dubbi sul percorso del suo partito.
"In questi anni ho lavorato molto per il consolidamento dell’Ulivo. Sono contento anche dei risultati raggiunti perché basterebbe pensare che alle elezioni regionali la sua lista è stata la più votata in assoluto".
Venerdì 30 e sabato 31 a Villa Ponti si svolgerà il quarto congresso provinciale dei Ds e Tosi parte da una maggioranza schicciante che supera l’80%.
Qual è lo stato del suo partito oggi?
«È un partito che sta bene in salute. Ha un trend di crescita della partecipazione. Nelle varie sezioni sono andati a votare per le tre mozioni oltre mille militanti. Un successo rispetto ai già buoni dati del 2001 e del 2004. Un risultato che segue gli oltre 40mila votanti alle primarie, appuntamento a cui i Ds hanno creduto molto».
Non crede che ci sia una crisi della forma partito?
«No, i partiti hanno un ruolo importante e dobbiamo salvaguardare il carattere e la partecipazione popolare. Un operaio deve avere le stesse opportunità di un professionista soprattutto nello scegliere le candidature di quanti avranno il compito di guidare il Paese».
Alcuni nel suo partito sono contrari alla nascita del partito democratico. Non le preoccupa un’ulteriore lacerazione?
«Noi cerchiamo di allargare la partecipazione e non vogliamo altre divisioni. Del resto però dobbiamo guardare avanti cercando di favorire aggregazioni. Purtroppo nella storia della sinistra italiana c’è una forte tendenza alla frammentazione. Io ho un atteggiamento che vede nelle forze politiche vicine i migliori alleati e non avversari. Non per tutti è così, ma se non prendiamo atto che il mondo sta cambiando non si va avanti. Chi va a votare adesso non era ancora nato quando si abbatteva il muro di Berlino, non sa nemmeno chi sono Craxi e Forlani. Noi dobbimao rivolgerci soprattutto a loro perché una politica che non tiene conto dei giovani non ha senso. Come possiamo pensare che le vecchie culture tradizionali possano raccogliere le nuove sfide? Dobbiamo avviare una diversa cultura rompendo le gabbie che non permettono di pensare in modo diverso al futuro. Queste gabbie sono quelle che parte del mondo cattolico vorrebbe rendere più strette, non dobbiamo correre, come laici, lo stesso rischio».
E come si costruisce una nuova sintesi politica?
«Dobbiamo partire da un nuovo linguaggio, da una sensibilità e valori diversi. Questo vale ancora di più nel nostro territorio dove spesso vengono considerati come disvalori alcuni comportamenti che sono radicati. Viviamo la proprietà privata come elemento negativo dell’accomulazione. Che senso ha oggi questo? Il federalismo ad esempio è considerato come un tema sostenuto da egoisti. Niente di più sbagliato perché coniugare solidarietà con un sistema efficace di governo del territorio non è elemento fatto di egoismi».
Che progetto vede per il futuro?
«Vogliamo costruire un moderno e grande partito democratico per avere una casa accogliente per chi vuole impegnarsi in politica. La sfida che va lanciata è poi quella di diventare la maggiore forza politica in provincia».
A questo proposito che risultati vi aspettate alle elezioni provinciali?
«Stiamo lavorando bene grazie anche a una buona candidatura arrivata i largo anticipo e condivisa da tutti. È indubbio che il risultato sarà condizionato anche da quanto succederà al governo centrale. Stiamo elaborando il programma a differenza da quanto sta facendo il centrodestra tutto proteso alla proliferazione di posti di potere e alla loro occupazione».
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