I nuovi poveri: donne, stranieri e disoccupati
L’osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse della Caritas Ambrosiana ha presentato il sesto rapporto sulle povertà nella Diocesi di Milano
L’osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse della Caritas Ambrosiana ha presentato il sesto rapporto sulle povertà nella Diocesi di Milano. Un’indagine sulla povertà incontrata dai centri di ascolto di Caritas Ambrosiana, 63 centri di ascolto della diocesi e dai servizi Sai, Sam e Siloe. La ricerca costituisce un’analisi primaria, in cui i dati derivano direttamente dall’incontro con le persone in condizioni di povertà e consente di monitorare anche i bisogni di quelle persone sulle quali non è possibile avere informazioni circa il reddito o i consumi, perché appartenenti a quelle quote di popolazione “sommersa”, che, inevitabilmente, sfuggono a indagini di questo tipo. Il rapporto di quest’anno è composto da una sezione dedicata a dati di sfondo demografici sulla diocesi di Milano e la lettura generale dei dati del campione diocesano; un approfondimento sulle problematiche familiari, attraverso il progetto di Carta equa e una lettura qualitativa a partire dalle osservazioni degli operatori dei centri di ascolto; un approfondimento sul fenomeno dell’indebitamento.
Il rapporto sulla povertà nella diocesi di Milano si basa sui dati campionari di 14.981 persone. Il profilo più comune delle persone che si recano presso i centri di ascolto è straniero, donna, età media 40 anni, coniugato, con permesso di soggiorno per lavoro dipendente, preparazione scolastica medio-alta, disoccupato. Il 72,1% è rappresentato da stranieri. Le nazioni principali di provenienza sono Perù, Ecuador, Ucraina, Marocco, Romania. Il 69,9% degli stranieri è in possesso di un documento regolare di soggiorno Per motivi di lavoro o famiglia. Il 49,3% del campione ha un’età compresa fra i 25 e i 54 anni, i giovani tra gli stranieri sono la maggioranza, mentre tra gli italiani spicca la presenza di ultrasessantacinquenni. Le donne che si recano presso i centri di ascolto sono il 69,1%. l 58,2% del campione vive con familiari e parenti, mentre il 25,9% vive con conoscenti. Lo straniero che si presenta ai centri di ascolto è mediamente più istruito degli italiani. Il 60% del campione risulta disoccupato.
Nel 2006 sono stati registrati 21.560 bisogni (mediamente 1,4 bisogni a persona). I bisogni più diffusi sono l’occupazione, il reddito, i problemi connessi alla condizione di straniero, le problematiche abitative. Le richieste, invece, sono state 39.119 (mediamente 2,6 richieste a persona). Le richieste più diffuse nel campione risultano essere lavoro, beni materiali (alimentari, vestiario, prodotti per neonati) e servizi, sostegno personale. Nel 2006 sono stati incontrati 242 uomini separati/divorziati, di età compresa tra i 35 e i 53 anni e di cittadinanza italiana, mentre gli anziani non sono molto numerosi: molto più spesso è l’operatore che incontra presso il domicilio la persona anziana che, non di rado, ha oggettive difficoltà ad uscire da casa. Nei centri di ascolto giungono anche persone occupate, che spesso sono alla ricerca di una seconda occupazione o di un lavoro meno precario di quello che già svolgono. Nel 2006 sono state incontrate 2100 persone occupate, per lo più donne, stranieri, persone sole.
Da maggio 2004 a marzo 2007 sono state registrate 579 richieste per il rilascio delle tessere di Carta equa. Tra i richiedenti, le donne corrispondono al 71,2% mentre gli italiani sono pari al 62,5%. Fra gli stranieri prevalgono famiglie sudamericane e nordafricane. Alla fine del 2006 l’équipe dell’osservatorio ha elaborato un questionario qualitativo, con l’obiettivo di approfondire alcune situazioni di bisogno e di offrire un quadro più completo delle problematiche delle famiglie, italiane e straniere, che entrano in contatto con i centri di ascolto. Dal questionario sottoposto è emerso che l’indebitamento è un fenomeno molto presente, in crescita, che si porta dietro problemi economici e di conflittualità rilevanti.
«Il convegno odierno e i risultati di questa indagine, ci portano a riflettere sull’importanza di comprendere sempre meglio le dinamiche della povertà – ha concluso don Roberto Davanzo -: siamo desiderosi di poterle affrontare, prima di tutto con fede, ma anche con strumenti sempre più calibrati, a misura d’uomo, in un’ottica di accompagnamento che è difficile da realizzare ma sempre più necessaria in un tempo come il nostro, dove troppo spesso l’uomo è un mezzo, non il fine».
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