Bahrami: “Sono un musulmano-cristiano, un po’ come Bach”
Il giovane e talentuoso pianista iraniano, da vent'anni lontano dalla sua terra, invita al dialogo e al confronto. "Bach salverà il mondo"
Si vede che Ramin Bahrami è abituato alla solitudine. Per uno che a dodici anni ha dovuto lasciare il suo paese d’origine, l’Iran, in compagnia solo di un sogno e della musica di Bach, la vita non deve essere stata facile. Ora che ne ha trentadue ed è famoso, e forse anche ricco, quella solitudine se la porta ancora addosso.
Nel giorno dell’inaugurazione della Libreria Feltrinelli di Varese è lui la star. Risponde con garbo e gentilezza alle persone, mostra disponibilità, ma è molto facile coglierlo da solo, pensoso, appoggiato a un muro con gli occhi chiusi.
Si muove con un fare un po’ goffo, nel suo vestito grigio stropicciato, ma la sua discrezione è eleganza pura, tanto che Bahrami, il pianista considerato l’erede di Glenn Gould, si confonde tra quelli che sono venuti a sentirlo.
«Dov’è Bahrami?» Dice un ragazzo, preoccupato di aver perso il concerto.
Il talento persiano è proprio alle sue spalle. «Meno male che c’è la musica» dice Bahrami sorridendo. (foto: il maestro Ramin Bahrami)
E se non ci fosse quella di Bach, il mondo si salverebbe lo stesso?
«L’arte salverà il mondo. Per quanto riguarda la musica è importante che ci sia quella di Bach perché è perfezione assoluta. E’ così perfetta che trascende le piccolezze terrene. La sua musica è metafisica pura, una cornice universale. La prima volta che l’ho ascoltato mi sono sentito profondamente toccato».
Lei è iraniano, si salverà anche la sua terra?
«Sono vent’anni che manco dall’Iran e la mia speranza è che ritorni ad essere un luogo pacifico di amore e fratellanza come quella che abbiamo conosciuto io e i miei genitori». Suo padre era di origini tedesche e iraniane, sua madre per metà russa e per metà turca.
Che cosa le rimane di quell’impronta cosmopolita?
«Io sono felice di questa mia origine perché sono convinto, più che mai, dell’importanza di vivere in una società che ami il dialogo, il confronto, le diversità. Un po’ come la musica di Bach che era capace di fondere insieme e far convivere più esperienze musicali. La sua grandezza sta in questa capacità di sintesi tra le cose più diverse tra loro».
Se dovesse dare un messaggio a un giovane iraniano di oggi, cosa direbbe? «Di non perdere la speranza».
Lei è musulmano o cristiano?
«Io sono un musulmano-cristiano perché trovo che queste due religioni abbiano dato alle civiltà la possibilità di integrarsi. Predicavano la tolleranza migliaia di anni fa. Credo nelle religioni della bontà».
Dopo Bach cosa suonerà?
«È un mistero».
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