Slow food e il pesce malato: “Il risarcimento per l’ecosistema del lago”

Intervento di Ivanovic Rovetta dopo la maxi multa all’azienda di Pieve Vergonte. “Semmai vedremo un soldo, destiniamolo per far tornare il pesce come una risorsa economica”

Il lago è pieno di pesce, ma non c’è è più quello di una volta. E se negli agoni c’è il ddt nessun risarcimento potrà servire: piuttosto quei soldi – 1,9 miliardi di euro, 40.000 miliardi di vecchie lire – usiamoli per ripristinare l’ecositema del nostro bacino e far diventare il pesce una risorsa economica com’era un tempo. A parlare è Slow Food, per voce del suo fiduciario provinciale, Ivanovic Rovetta, che ha appreso da Varesenews l’ipotesi di un maxi risarcimento che una controllata dell’Eni dovrà sborsare per i danni causati dal Ddt nel Verbano.
«L’inquinamento c’è stato ed è di natura chimica: oramai nessuna somma potrà rimediare a ciò che è stato fatto – spiega Rovetta. Allora il primo impulso che viene da questa notizia sta nel destinare questi soldi, semmai li vedremo, ai pesci del Lago Maggiore. Proprio così: specie ittiche che un tempo popolavano i nostri laghi e che oramai vivono in un ecosistema scombussolato: in questo modo, il pesce potrà ritornare una risorsa e generare un’economia sul posto».
Giusto destinare quei soldi al Verbano, insomma, ma non tutti alla balneabilità, dice Rovetta: pensiamo anche all’ambiente e a ciò che ha dovuto subire in questi anni.

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Pubblicato il 17 Luglio 2008
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