Marocchino assolto in aula, ma è morto da un mese
E’ stato assassinato in via Ravasi il 9 novembre, ma è stato lo stesso giudicato in tribunale
E’ morto da quasi un mese, ammazzato a coltellate, ma è stato giudicato e assolto lo stesso dal tribunale di Varese. Alla vittima, l’assoluzione post mortem non servirà a nulla. Ma il caso è curioso anche perchè l’imputato era famoso, suo malgrado. Si tratta infatti di Tarik Saddeddine, il marocchino assassinato il 9 novembre in via Ravasi da due dominicani, per della droga non pagata. Un omicidio efferato, che ha scosso la città. I due presunti assassini sono stati catturati dopo una rapida indagine del pm Agostino Abate e dei carabinieri di Varese. Ma nel frattempo, passato il clamore, del nome della vittima si erano dimenticati un po’ tutti.
Il processo cebrato oggi (martedì) era per mancata esibizione di documenti. Saddedine era stato fermato da una volante della polizia il 12 luglio 2007. Aveva il permesso scaduto ed era stato portato in questura. La polizia lo aveva segnalato come clandestino. Di più: pochi mesi prima, il 19 gennaio, il marocchino aveva patteggiato una condanna a un anno e 8 mesi per detenzione spaccio di stupefacenti, e quel giudizio era per lui ostativo alla rinnovo del permesso.
A quanto pare, nessuno in aula sapeva che l’uomo era defunto, ma almeno il giudizio è stato velocissimo. Il pm d’udienza ha chiesto l’assoluzione perché dalla relazione di polizia giudiziaria, in realtà, è emerso che il documento fu esibito. L’avvocato difensore d’ufficio non ha neanche fatto a tempo a intervenire e il giudice ha confermato l’assoluzione. “Sono sorpreso…in effetti da me non si era mai presentato – spiega il legale Fabio Matera – era venuto solo un suo cugino una volta, non avevo neanche il numero, e anche la prima notifica nella sua abitazione di via Gasparotto non era andata a buon fine”.
La vicenda è forse bizzarra, ma tecnicamente non è un errore e non dà luogo a biasimo. Il giudice poteva pronunciare sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, dovuta alla morte del reo. Ma in teoria può anche assolvere, nel merito, il defunto, per tutelarne l’innocenza. A patto, però, che le prove della stessa innocenza, siano maturate in epoca antecedente la morte.
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