Sociale in trasferta per il convegno su Pirandello
La compagnia stabile del teatro bustese sarà ad Agrigento con due spettacoli
E’ un appuntamento ormai irrinunciabile nell’agenda di dicembre del teatro Sociale di Busto Arsizio. Stiamo parlando del Convegno internazionale di studi pirandelliani di Agrigento, incontro giunto quest’anno alla sua quarantaseiesima edizione, che, da venerdì 4 a martedì 8 dicembre, vedrà professori e studenti delle scuole secondarie di secondo grado e dell’università dibattere sul tema “Come vedo Pirandello”.
La compagnia stabile della sala bustese chiuderà la manifestazione con l’allestimento di due atti unici di estrema attualità, entrambi prodotti dall’associazione culturale “Educarte”: “L’uomo dal fiore in bocca” e “Cecè”, per la regia di Delia Cajelli. Sul palco saliranno gli attori Ambra Greta Cajelli, Gerry Franceschini e Mario Piciollo. Il primo spettacolo, già presentato a Budapest questa primavera, trasporta il pubblico all’esterno del caffè di una stazione ferroviaria, illuminato dalle luci fioche della notte. In questo scenario, squallido e crepuscolare, un «pacifico avventore», che ha perduto l’ultimo treno della sera e che, in attesa del convoglio successivo, lascia scorrere il tempo sorseggiando una bibita alla menta, si ritrova ad ascoltare la dolente storia di un uomo ammalato di epitelioma, un cancro o come scrive lo stesso Luigi Pirandello un fiore che la morte, passando, «ha ficcato» in bocca.
Il dialogo, o meglio il semi-monologo del protagonista, si configura come una meditazione sull’esistenza umana, sull’importanza della quotidianità e di tutto ciò che, in condizioni normali, appare insignificante. Dai braccioli delle sedie negli atri della stazione ai gesti che i commessi dei negozi compiono per fare un nodo a un pacco, dall’arredamento delle sale d’attesa dei medici all’imprevedibilità dei terremoti, tutto passa al vaglio dell’uomo malato, in un estremo e unico punto di contatto con la vita che sfugge, della quale egli vuole goderne fino allo stremo delle sue possibilità esistenziali, «come un rampicante alle sbarre d’una cancellata».
Diverso il clima che si respira nell’atto unico “Cecè”, datato 1913, nel quale Luigi Pirandello dipinge, con scanzonata leggerezza e gustosa verve comica, il ritratto di un’«Italietta» senza dignità, soffocata da dissolutezze e scandali.
I riflettori sono puntati sul giovane Cesare Vivoli, detto Cecè, un viveur senza scrupoli, un simpatico e spudorato intrallazzatore, degno rappresentante di quel sottobosco di favori e di quel clima clientelare che anima la Roma di inizio Novecento, teatro di corruzione politica. Con sfrontata allegria, l’uomo riuscirà a imbrogliare sia il commendator Squatriglia, che per i suoi loschi traffici di appaltatore, è venuto a ringraziarlo per un favore ottenuto, sia Nadia, una giovane dai facili costumi, nelle cui mani, come pegno d’amore, egli ha depositato delle cambiali che, inutile dirlo, attraverso uno stratagemma, riuscirà a farsi restituire.
Novità registica di questo allestimento di “Cecè”, al suo debutto, «è l’attualizzazione del messaggio pirandelliano, anche in considerazione della cronaca politica degli ultimi mesi, che ha portato alla ribalta di giornali e trasmissioni televisive trans, escort, faccendieri e mafiosi. A distanza di quasi un secolo, i personaggi di “Cecè” mostrano così tutta la loro freschezza. Potrebbero essere perfetti ospiti di reality show o di moderni salotti televisivi», spiega Delia Cajelli.
Lo spettacolo farà tappa anche in provincia di Varese: nella serata di sabato 20 marzo 2010 sarà al teatro Duse di Besozzo, nell’ambito della rassegna comunale “Su il sipario!”; giovedì 29 aprile 2010 verrà rappresentato al teatro Sociale di Busto Arsizio, all’interno del cartellone “BA Teatro – Stagione cittadina 2009-2010”.
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