Quando a Varese esplose lo scandalo “Dama Bianca”
Fausto Coppi si invaghì di Giulia Occhini, moglie del medico di Varano Borghi. Una storia svelata prima dal passaparola in città e poi dai titoli della Prealpina diretta da Mario Lodi. Che la ricordò così
Fausto Coppi e Varese. Un legame che è stato prima sportivo, poi ancora più stretto per il fenomeno di Castellania. Di Varese, più precisamente di Varano Borghi, era Giulia Occhini, moglie del medico condotto di quel paese e poi celeberrima compagna del Campionissimo. Fu proprio la Città Giardino a rivelare una notizia destinata a cambiare per sempre il mondo del ciclismo e pure i costumi dell’Italia stessa; prima ci fu un chiacchiericcio, poi la conferma dalle colonne della "Prealpina" che rivelò la storia tra Coppi e la Dama Bianca (a sinistra nella foto, subito dopo la premiazione del corridore al Mondiale di Lugano 1951). Le testimonianze arrivano da due persone ben note nella Varese di quei tempi e sono anche contenute nel volume "Mondiali 1951-2008, un secolo di storia – Campioni e grandi imprese ciclistiche in terra varesina" scritto da Cesare Chiericati e Damiano Franzetti. Prima è Oreste Sordi, salumiere in via Sacco, a spiegare come si sparse la voce tra gli appassionati, poi è l’ex direttore del quotidiano di via Tamagno, Mario Lodi, a raccontare cosa avvenne in redazione quando la Dama Bianca vide il giornale con il suo nome. Le testimonianze furono raccolte in origine per una puntata di "Fax", rotocalco della Televisione Svizzera Italiana, del 1996.
La notizia di un presunto legame tra Giulia Occhini e il campionissimo girava in città a bassa voce da almeno un anno. Oreste Sordi grande tifoso di Coppi, titolare dell’Alimentaria di via Sacco, chiusa due anni fa, ricostruì, nell’estate 1996, come divenne il destinatario di una testimonianza diretta di un suo cliente di Varano Borghi. Oreste Sordi è scomparso nel 2000.
"… Una mattina presto un operaio della Carrozzeria Macchi viene lì vicino alla cassa del negozio e mi dice «Oreste ti devo dire una cosa… lo sai che il Coppi el g’ha la murusa?».
«Ma cosa dici gli faccio io, cosa dici…»
«Lui viene lì al mio paese a Varano, un giorno ho visto una Lancia Aurelia parcheggiata – da noi si vedono raramente macchine così – mi sono avvicinato e l’era dèntar insema alla miée del dutùur».
«Ma no» gli dico io «Guarda che sarà una sbandata, ti in bicicletta te sbandet mai? Silenzio – gli ho detto – sta cìtu».
«Ma cosa dici gli faccio io, cosa dici…»
«Lui viene lì al mio paese a Varano, un giorno ho visto una Lancia Aurelia parcheggiata – da noi si vedono raramente macchine così – mi sono avvicinato e l’era dèntar insema alla miée del dutùur».
«Ma no» gli dico io «Guarda che sarà una sbandata, ti in bicicletta te sbandet mai? Silenzio – gli ho detto – sta cìtu».
«Ma mi tel disi a ti parchè sòo che te sett del Coppi anca ti,anca mi sun del Coppi»
«Te me diset ‘na roba, isomma… te vedaret che l’è una sbandada, una cosa passeggera, sai nella loro posizione conoscono questa, conoscono quella là…»
«Ma l’è un pù de temp che la roba la va avanti, l’è un pu de temp».
«Fa silenzio, fa silenzio e adess va minga su alla mensa a raccontarlo, se vai là e lo dici in 48 ore la notizia la ghe va in man a un giornalista e tutta la Lombardia lo sa, poi tutta l’Italia, sai loro cominciano col mettere un punto interrogativo e la cosa è fatta».
«Fa silenzio, fa silenzio e adess va minga su alla mensa a raccontarlo, se vai là e lo dici in 48 ore la notizia la ghe va in man a un giornalista e tutta la Lombardia lo sa, poi tutta l’Italia, sai loro cominciano col mettere un punto interrogativo e la cosa è fatta».
E in effetti fu così – confermava con orgoglio Mario Lodi, storico direttore della Prealpina morto nel 2007 – la notizia era vera e la pubblicammo. La notizia uscì la mattina sulla Prealpina e il pomeriggio si aprì la porta della redazione e comparve quel generale col montgomery bianco, ci disse. «Siete voi che mi volete in piazza». Al che rimanemmo un momento sorpresi, era una donna bellissima, capimmo perché Coppi avesse perso la testa. Ci investì con epiteti che non erano da bella signora, erano parole da strada. Ce ne disse di tutti i colori.
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