Il caffè di Sindona in libreria
Alla Boragno la presentazione con uno dei due autori, il magistrato Giuliano Turone
Sarà presentato domani sera il libro “Il caffè di Sindona, un finanziere d’avventura tra politica, Vaticano e mafia” (G. Simioni, G. Turone) edito per Garzanti. L’incontro si terrà presso la Galleria Boragno di Busto Arsizio via Milano 4, alle 21 e sarà condotto da Massimiliano Di Giovanni. Ospite il magistrato Giuliano Turone, uno dei due autori, che già diversi anni fa è stato impegnato, insieme a Gherado Colombo, in alcune indagini sul finanziere Michele Sindona.
Le indagini volevano accertare chi avesse assassinato l’avvocato Giorgio Ambrosoli (sulla cui vita recentemente è andata in onda una fiction per la RAI) e quale fosse la fonte delle continue minacce al presidente di Mediobanca Enrico Cuccia e ad Ambrosoli. Inoltre, volevano fare luce sulla misteriosa fuga di Sindona da New York dell’agosto del 1979, avvenuta giusto qualche settimana dopo l’assassinio di Ambrosoli. Colombo e Turone non tardarono a scoprire una fitta rete di intrecci tra potere politico, la Loggia P2 di Licio Gelli e il Vaticano.
In anteprima, Varesenews ha avuto modo di porre qualche domanda al magistrato coautore del libro sulla serata di martedì.
Quali sono gli elementi di novità del vostro libro?
«Lo scopo principale che ci siamo posti è stato quello di fare un’esposizione il più possibile chiara e concisa (ma pienamente documentata grazie alle note) delle vicende di Sindona e dintorni, dove i dintorni spaziano – appunto – dalla mafia alla politica, alle logiche di Oltretevere, alle trame piduiste, fino all’assassinio di Calvi, di Ambrosoli e la morte dello stesso Sindona. Si tratta di vicende che hanno avuto un indubbio rilievo negli ultimi decenni di storia del nostro paese, ma su di esse il pubblico – anche quello più informato – ha idee molto vaghe e confuse. E su alcuni aspetti (come la morte di Sindona) regna sovrana la disinformazione».
Sindona si è suicidato o è stato ammazzato?
«L’inchiesta (condotta dal mio coautore Simoni) ha acclarato che Sindona si è suicidato (due giorni dopo la condanna all’ergastolo per l’omicidio Ambrosoli) inscenando, con una certa abilità, la simulazione del suo omicidio, secondo un copione che evidentemente aveva rimuginato da tempo. Sindona era un formidabile simulatore e aveva un singolarissimo talento teatrale, capace di virtuosismi riconducibili ad una sua indubbia vena di follia: basti pensare al suo finto rapimento, con tanto di sparo nella coscia. I motivi del finto omicidio sarebbero lunghi da spiegare qui».
Sindona è stato un capro espiatorio usato per coprire persone innominabili o pesanti commistioni?
«Direi proprio di no. Ne aveva fatte di cotte e di crude e si può dire che le “pesanti commistioni” sono emerse abbastanza chiaramente dalle inchieste».
Quanto della corruzione di allora è ancora presente oggi e in che modo?
«Sulla corruzione di oggi – che mi pare identica o quanto meno non minore di quella di prima – sono stati espliciti, recentemente, il governatore Draghi, il procuratore generale della Corte dei conti, per non parlare della deprimente classifica di Transparency International (www.transparency.it)».
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